Nella città europea sono ancora chiaramente riconoscibili le tracce della storia novecentesca dell'intervento pubblico nel settore residenziale. Quartieri, edifici e spazi, realizzati per soddisfare i fabbisogni abitativi dei gruppi sociali meno favoriti, documentano a tutt’oggi ampi tratti della storia dell'urbanistica e dell'architettura moderne. A partire da questo presupposto, il volume rilegge la storia del Novecento della città di Trieste – interpretata in questo senso come "città laboratorio" dell'urbanistica moderna – a partire da una ricostruzione documentaria e critica dell'edilizia sociale, dell'urbanistica e dell'architettura che le hanno dato forma. Nel 1902, in una Trieste ancora austriaca, la fondazione dell'Istituto per le abitazioni minime anticipa iniziative simili che troveranno realizzazione in Italia solo negli anni successivi. Con nomi, struttura, dirigenti, tecnici diversi e in una città amministrata da governi differenti, questo ente ha attraversato tutto il XX secolo, realizzando una grande parte del patrimonio abitativo della città e divenendo il più importante operatore nel campo dell'edilizia residenziale triestina. Un operatore che, con le sue case e quartieri, ha contribuito a risolvere in modo decisivo i problemi abitativi di migliaia di famiglie e a definire l'immagine urbana e architettonica di Trieste attraverso la sperimentazione e la traduzione al suolo di diverse idee di città, principi insediativi, tipi di spazi, tecniche costruttive, materiali, ecc. Il libro si articola in tre parti. La prima contestualizza la vicenda di Trieste rispetto ad alcune specifiche esperienze, chiamate a illustrare come in diverse città europee (Vienna, Budapest, Berlino, Madrid, …) la questione dei fabbisogni abitativi e dell'edilizia sociale sia stata affrontata lungo il Novecento. Una seconda sezione del volume propone "letture triestine", letture che ripercorrono alcuni temi (ad esempio le origini dell'edilizia sociale, il rapporto pubblico-privato, le scelte architettoniche e le idee di quartiere, il rapporto tra pianificazione urbanistica e edilizia pubblica, le tecniche costruttive, la riqualificazione e il recupero del patrimonio realizzato), momenti significativi del secolo (gli esordi del Novecento, il secondo dopoguerra), figure di progettisti (Berlam, Nordio, Rogers, Celli, …). La terza parte documenta, attraverso una descrizione dei progetti originali e fotografie dell'epoca, alcuni degli interventi realizzati dalla fine dell'Ottocento fino agli inizi del XXI secolo. Il capitolo, Sequenze di paesaggi urbani, attraverso una seleziona di fotografie realizzate da Gabriele Basilico e Guido Guidi propone infine un racconto fotografico in cui sono accostati due diversi sguardi sugli spazi della città pubblica triestina.

Trieste ‘900. Edilizia sociale, urbanistica, architettura. Un secolo dalla fondazione dell’Ater

DI BIAGI, Paola;MARCHIGIANI, ELENA;MARIN, ALESSANDRA
2002-01-01

Abstract

Nella città europea sono ancora chiaramente riconoscibili le tracce della storia novecentesca dell'intervento pubblico nel settore residenziale. Quartieri, edifici e spazi, realizzati per soddisfare i fabbisogni abitativi dei gruppi sociali meno favoriti, documentano a tutt’oggi ampi tratti della storia dell'urbanistica e dell'architettura moderne. A partire da questo presupposto, il volume rilegge la storia del Novecento della città di Trieste – interpretata in questo senso come "città laboratorio" dell'urbanistica moderna – a partire da una ricostruzione documentaria e critica dell'edilizia sociale, dell'urbanistica e dell'architettura che le hanno dato forma. Nel 1902, in una Trieste ancora austriaca, la fondazione dell'Istituto per le abitazioni minime anticipa iniziative simili che troveranno realizzazione in Italia solo negli anni successivi. Con nomi, struttura, dirigenti, tecnici diversi e in una città amministrata da governi differenti, questo ente ha attraversato tutto il XX secolo, realizzando una grande parte del patrimonio abitativo della città e divenendo il più importante operatore nel campo dell'edilizia residenziale triestina. Un operatore che, con le sue case e quartieri, ha contribuito a risolvere in modo decisivo i problemi abitativi di migliaia di famiglie e a definire l'immagine urbana e architettonica di Trieste attraverso la sperimentazione e la traduzione al suolo di diverse idee di città, principi insediativi, tipi di spazi, tecniche costruttive, materiali, ecc. Il libro si articola in tre parti. La prima contestualizza la vicenda di Trieste rispetto ad alcune specifiche esperienze, chiamate a illustrare come in diverse città europee (Vienna, Budapest, Berlino, Madrid, …) la questione dei fabbisogni abitativi e dell'edilizia sociale sia stata affrontata lungo il Novecento. Una seconda sezione del volume propone "letture triestine", letture che ripercorrono alcuni temi (ad esempio le origini dell'edilizia sociale, il rapporto pubblico-privato, le scelte architettoniche e le idee di quartiere, il rapporto tra pianificazione urbanistica e edilizia pubblica, le tecniche costruttive, la riqualificazione e il recupero del patrimonio realizzato), momenti significativi del secolo (gli esordi del Novecento, il secondo dopoguerra), figure di progettisti (Berlam, Nordio, Rogers, Celli, …). La terza parte documenta, attraverso una descrizione dei progetti originali e fotografie dell'epoca, alcuni degli interventi realizzati dalla fine dell'Ottocento fino agli inizi del XXI secolo. Il capitolo, Sequenze di paesaggi urbani, attraverso una seleziona di fotografie realizzate da Gabriele Basilico e Guido Guidi propone infine un racconto fotografico in cui sono accostati due diversi sguardi sugli spazi della città pubblica triestina.
2002
8882155072
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