Fino alla fine degli anni '90, il tema del recupero di grandi aree dismesse è stato ampiamente frequentato, facendosi progetto principalmente in contesti metropolitani o di città di grandi dimensioni. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato. Il processo di “sdemanializzazione” di siti militari ha contribuito ad aprire nuove sfide progettuali in realtà di provincia, in comuni di piccole e medie dimensioni. Nei piccoli centri le aree militari dismesse, invece di essere uno dei tanti frammenti che compongono il tessuto urbano, si pongono come vere e proprie “micro-città”. Recuperarle significa talvolta raddoppiare il suolo a disposizione delle comunità locali; significa quindi spostare e modificare in maniera molto significativa gli equilibri e le dinamiche dell’esistente. Proprio la fragilità e la “sensibilità” di questi territori mette in evidenza quanto oggi sia inappropriato il ricorso a strategie di riuso generali e generaliste, improntate all'inserimento di nuove centralità o a criteri di mixité fondati sul semplice accostamento di funzioni e quantità e quanto sia necessario un nuovo sguardo.

Il riuso delle aree militari dismesse. Innestare “Micro-città” in contesti urbani di piccole dimensioni.

CIGALOTTO, PAOLA;BRADICIC, MARINA;FRAUSIN, TERESA
2012-01-01

Abstract

Fino alla fine degli anni '90, il tema del recupero di grandi aree dismesse è stato ampiamente frequentato, facendosi progetto principalmente in contesti metropolitani o di città di grandi dimensioni. Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato. Il processo di “sdemanializzazione” di siti militari ha contribuito ad aprire nuove sfide progettuali in realtà di provincia, in comuni di piccole e medie dimensioni. Nei piccoli centri le aree militari dismesse, invece di essere uno dei tanti frammenti che compongono il tessuto urbano, si pongono come vere e proprie “micro-città”. Recuperarle significa talvolta raddoppiare il suolo a disposizione delle comunità locali; significa quindi spostare e modificare in maniera molto significativa gli equilibri e le dinamiche dell’esistente. Proprio la fragilità e la “sensibilità” di questi territori mette in evidenza quanto oggi sia inappropriato il ricorso a strategie di riuso generali e generaliste, improntate all'inserimento di nuove centralità o a criteri di mixité fondati sul semplice accostamento di funzioni e quantità e quanto sia necessario un nuovo sguardo.
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