Il testo traccia un percorso scandito da alcune architetture e progetti, che cercano di tradurre nel marmo un bisogno d’identità nazionale. L’itinerario inizia con la re-simbolizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II (1921) e termina con il monumento ai caduti delle Fosse ardeatine (1951), manufatto che segna anche un deciso scarto nell’utilizzo del codice figurativo simbolico. Al centro di questa indagine ci sono gli anni del fascismo. In un arco di 150 anni, dall’Unità d’Italia ai primi anni del nuovo millennio, è soprattutto in quel ventennio che lo Stato italiano investe in modo massiccio e capillare per dare una coscienza della nazione ai suoi cittadini. Nel ventennio tra le due guerre si è concentrata gran parte della produzione architettonica monumentale identitaria; durante la dittatura c’è stata un’attività intensa e capillare dello Stato tesa a utilizzare l’architettura come dispositivo identitario, essenziale per la formazione di una nuova comunità nazionale. Un’azione educatrice settaria, che mira a identificare nazione e fascismo, che ha non solo l’ambizione di formare l’italiano, ma di trasformarlo in fascista. Un’azione che si avvale in modo esteso dell’architettura per trasmettere valori e miti. L’itinerario scelto privilegia alcune architetture fatte con “archi e colonne”, ma si sofferma anche sulle difficoltà dell’architettura moderna a dare forma alle istanze di monumentalità nazionale richieste dal regime.

Architetture per un'identità italiana

NICOLOSO, PAOLO
2012-01-01

Abstract

Il testo traccia un percorso scandito da alcune architetture e progetti, che cercano di tradurre nel marmo un bisogno d’identità nazionale. L’itinerario inizia con la re-simbolizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II (1921) e termina con il monumento ai caduti delle Fosse ardeatine (1951), manufatto che segna anche un deciso scarto nell’utilizzo del codice figurativo simbolico. Al centro di questa indagine ci sono gli anni del fascismo. In un arco di 150 anni, dall’Unità d’Italia ai primi anni del nuovo millennio, è soprattutto in quel ventennio che lo Stato italiano investe in modo massiccio e capillare per dare una coscienza della nazione ai suoi cittadini. Nel ventennio tra le due guerre si è concentrata gran parte della produzione architettonica monumentale identitaria; durante la dittatura c’è stata un’attività intensa e capillare dello Stato tesa a utilizzare l’architettura come dispositivo identitario, essenziale per la formazione di una nuova comunità nazionale. Un’azione educatrice settaria, che mira a identificare nazione e fascismo, che ha non solo l’ambizione di formare l’italiano, ma di trasformarlo in fascista. Un’azione che si avvale in modo esteso dell’architettura per trasmettere valori e miti. L’itinerario scelto privilegia alcune architetture fatte con “archi e colonne”, ma si sofferma anche sulle difficoltà dell’architettura moderna a dare forma alle istanze di monumentalità nazionale richieste dal regime.
9788875412586
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11368/2540143
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