Nei discorsi sul paesaggio oggi possono essere riconosciute due posizioni estreme e radicalmente divergenti, che si specificano l’una per sottrazione dell’altra: una visione del paesaggio vicina alla quotidianità e immersa nella concretezza dell'abitare (anche nelle sue forme marginali e precarie), che in parte trova le proprie motivazioni nella Convenzione europea del paesaggio (2000); una visione a distanza che, puntando lo sguardo su eccellenze ed eccezionalità, appare per certi versi ancora legata a un approccio conservativo ed estetizzante. Plurale e popolare la prima, egemone e centralistica la seconda, queste due posizioni non solo delimitano il campo d’azione del “progetto del paesaggio per l’urbanistica”, ma lo sollecitano a prendere le distanze dalle facili semplificazioni cui entrambe possono alludere. Lo invitano a mettere in crisi le visioni demiurgiche del piano e del progetto, senza rifugiarsi nell’enfasi eccessiva delle dimensioni processuali; a sperimentare strumenti in grado di esplorare in maniera non scontata gli spazi dell’abitare contemporaneo e le intenzionalità del contesto, costruendo nuove occasioni di dialogo tra progettazione urbana e territoriale, tra diversi attori, linguaggi e pratiche di trasformazione e gestione. Considerazioni che i paper presentati hanno sviluppato, proponendo un ampio repertorio di esperienze e suggestioni discusse nelle due sottosessioni in cui è stato articolato l’Atelier.

Atelier 2. Abitare il paesaggio. Introduzione

MARCHIGIANI, ELENA
2009

Abstract

Nei discorsi sul paesaggio oggi possono essere riconosciute due posizioni estreme e radicalmente divergenti, che si specificano l’una per sottrazione dell’altra: una visione del paesaggio vicina alla quotidianità e immersa nella concretezza dell'abitare (anche nelle sue forme marginali e precarie), che in parte trova le proprie motivazioni nella Convenzione europea del paesaggio (2000); una visione a distanza che, puntando lo sguardo su eccellenze ed eccezionalità, appare per certi versi ancora legata a un approccio conservativo ed estetizzante. Plurale e popolare la prima, egemone e centralistica la seconda, queste due posizioni non solo delimitano il campo d’azione del “progetto del paesaggio per l’urbanistica”, ma lo sollecitano a prendere le distanze dalle facili semplificazioni cui entrambe possono alludere. Lo invitano a mettere in crisi le visioni demiurgiche del piano e del progetto, senza rifugiarsi nell’enfasi eccessiva delle dimensioni processuali; a sperimentare strumenti in grado di esplorare in maniera non scontata gli spazi dell’abitare contemporaneo e le intenzionalità del contesto, costruendo nuove occasioni di dialogo tra progettazione urbana e territoriale, tra diversi attori, linguaggi e pratiche di trasformazione e gestione. Considerazioni che i paper presentati hanno sviluppato, proponendo un ampio repertorio di esperienze e suggestioni discusse nelle due sottosessioni in cui è stato articolato l’Atelier.
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