Se si osserva come vengono promossi nei circuiti turistici internazionali, spesso si può immaginare che i territori del “confine orientale” italiano non abbiano avuto una storia, prima dell’inizio della Grande guerra. Nei più importanti progetti dedicati alla valorizzazione turistica del “paesaggio commemorativo” di questi luoghi e alla loro identità di confine – sul Carso come lungo l’Isonzo, come nella città di Gorizia – il tema della guerra appare dominante, e questa tendenza è in aumento, all’approssimarsi delle celebrazioni per l’inizio della guerra, nel 2014. Il turismo in questi siti ha iniziato il suo decollo dopo la caduta della “cortina di ferro” e ha assunto maggior interesse nel 2004, a seguito dell’entrata nella UE di molti paesi dell’Europa dell’Est, tra i quali la Slovenia. Il saggio ricostruisce passato e presente delle dinamiche di riconoscimento come patrimonio comune delle risorse locali presenti in quest’area, proponendo per il turismo la costruzione di percorsi che permettano di superare la “celebrazione della guerra” come attrattiva dominante, andando verso la costruzione di un’offerta turistica sostenibile e di una maggiore coesione territoriale.

Touristizing the Italian “Eastern border”. Are there some alternatives to the “celebration” of wars?

MARIN, ALESSANDRA
2014

Abstract

Se si osserva come vengono promossi nei circuiti turistici internazionali, spesso si può immaginare che i territori del “confine orientale” italiano non abbiano avuto una storia, prima dell’inizio della Grande guerra. Nei più importanti progetti dedicati alla valorizzazione turistica del “paesaggio commemorativo” di questi luoghi e alla loro identità di confine – sul Carso come lungo l’Isonzo, come nella città di Gorizia – il tema della guerra appare dominante, e questa tendenza è in aumento, all’approssimarsi delle celebrazioni per l’inizio della guerra, nel 2014. Il turismo in questi siti ha iniziato il suo decollo dopo la caduta della “cortina di ferro” e ha assunto maggior interesse nel 2004, a seguito dell’entrata nella UE di molti paesi dell’Europa dell’Est, tra i quali la Slovenia. Il saggio ricostruisce passato e presente delle dinamiche di riconoscimento come patrimonio comune delle risorse locali presenti in quest’area, proponendo per il turismo la costruzione di percorsi che permettano di superare la “celebrazione della guerra” come attrattiva dominante, andando verso la costruzione di un’offerta turistica sostenibile e di una maggiore coesione territoriale.
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