Lo scrittore sloveno Vladimir Bartol (1903-1967), nato a Trieste e in seguito attivo a Parigi, Belgrado e Lubiana, è oggi considerato un autore globale, anazionale, slegato dalla natia realtà triestina. A un'analisi più approfondita, tuttavia, la sua opera rivela significative corrispondenze contenutistiche, tematiche e motiviche con Trieste. Qui infatti l'autore ha trascorso un terzo della propria vita, ha coordinato tra il 1946 e il 1956 l'attività delle organizzazioni culturali slovene, pubblicato le proprie recensioni e i propri scritti sulla locale stampa slovena o ambientato una parte rilevante della propria narrativa. Sebbene rare nelle sue prose d'esordio, le affinità di Bartol con Trieste iniziano a emergere sin dalla silloge novellistica «Al Araf» (1935). Anche il romanzo «Alamut» (1938), ritenuto opera tematicamente universale, viene sempre più spesso interpretato dalla critica in chiave locale, come metafora della resistenza opposta nel Ventennio dagli sloveni litoranei al regime fascista. L'incompiuto romanzo «Čudež na vasi» (Miracolo al villaggio, 1939), tutto imperniato sulla psicanalisi freudiana, mostra ulteriori analogie concettuali con la Trieste di Weiss, Svevo o Voghera, mentre le memorie autobiografiche «Mladost pri Svetem Ivanu» (Giovinezza a San Giovanni, 1955-56) e la raccolta novellistica «Tržaške humoreske» (Umoresche triestine, 1957) disvelano sin dal titolo il loro tributo ambientativo e soggettistico al «natio loco» dell'autore. Avendo impregnato la propria narrativa di multiculturalità, cosmopolitismo, motivi, atmosfere, ambientazioni e problematiche anche locali, Bartol andrebbe pertanto riconsiderato non solo quale autore sovranazionale e globale, ma anche come narratore sloveno litoraneo e triestino.

»Tržaški« Bartol: pisatelj, ki je gledal ladje z vseh kontinentov sveta / Bartol »of Trieste«: the writer who saw ships from all continents of the world

KOSUTA, MIRAN
2015

Abstract

Lo scrittore sloveno Vladimir Bartol (1903-1967), nato a Trieste e in seguito attivo a Parigi, Belgrado e Lubiana, è oggi considerato un autore globale, anazionale, slegato dalla natia realtà triestina. A un'analisi più approfondita, tuttavia, la sua opera rivela significative corrispondenze contenutistiche, tematiche e motiviche con Trieste. Qui infatti l'autore ha trascorso un terzo della propria vita, ha coordinato tra il 1946 e il 1956 l'attività delle organizzazioni culturali slovene, pubblicato le proprie recensioni e i propri scritti sulla locale stampa slovena o ambientato una parte rilevante della propria narrativa. Sebbene rare nelle sue prose d'esordio, le affinità di Bartol con Trieste iniziano a emergere sin dalla silloge novellistica «Al Araf» (1935). Anche il romanzo «Alamut» (1938), ritenuto opera tematicamente universale, viene sempre più spesso interpretato dalla critica in chiave locale, come metafora della resistenza opposta nel Ventennio dagli sloveni litoranei al regime fascista. L'incompiuto romanzo «Čudež na vasi» (Miracolo al villaggio, 1939), tutto imperniato sulla psicanalisi freudiana, mostra ulteriori analogie concettuali con la Trieste di Weiss, Svevo o Voghera, mentre le memorie autobiografiche «Mladost pri Svetem Ivanu» (Giovinezza a San Giovanni, 1955-56) e la raccolta novellistica «Tržaške humoreske» (Umoresche triestine, 1957) disvelano sin dal titolo il loro tributo ambientativo e soggettistico al «natio loco» dell'autore. Avendo impregnato la propria narrativa di multiculturalità, cosmopolitismo, motivi, atmosfere, ambientazioni e problematiche anche locali, Bartol andrebbe pertanto riconsiderato non solo quale autore sovranazionale e globale, ma anche come narratore sloveno litoraneo e triestino.
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