Una delle principali sfide nella ricerca speleologica è quella di stimare in modo il più possibile accurato l’entità (dimensione, estensione e sviluppo) e la localizzazione del reticolo ipogeo presente in un’area carsica. Quando l’attività esplorativa classica non risolve tutte le problematiche si utilizzano tecniche indirette quali per esempio la geofisica o le analisi idrogeologiche. In quest’ottica nel 2015 è partita una proficua collaborazione tra gli speleologi del Gruppo Speleologico Monfalconese “Amici del Fante”, speleologi del Gruppo Speleologico “Talpe del Carso” - Jamarski Klub “Kraski Krti”, studiosi indipendenti e ricercatori del dipartimento di Matematica e Geoscienze volta alla comprensione dei deflussi sotterranei e delle modalità di ricarica/esaurimento del settore occidentale del Carso Classico. In questi ultimi 3 anni è stata sviluppata una metodologia che attraverso l’analisi della conducibilità elettrica delle acque superficiali e sotterranee presenti nell’area di studio permette di individuare l’origine e la provenienza delle diverse tipologie di acque presenti. La scelta del parametro conducibilità elettrica non deriva solo dalla sua significatività, ma anche dal fatto che essa rappresenta un parametro di facile acquisizione e che non necessita di complesse e costose metodologie di analisi. Dato che la ricarica dell’acquifero è dovuta principalmente a tre componenti quali le perdite dell’Isonzo, l’infiltrazione efficace e il contributo del sistema Reka-Timavo, da giugno 2015 ai primi mesi del 2018 sono state effettuate quasi 100 uscite sul terreno che hanno permesso di acquisire dati di conducibilità elettrica e temperatura presso l’Isonzo, il Reka, i laghi di Doberdò e Pietrarossa, le sorgenti di Sablici di Moschenizze, di Sardos e del Timavo. Nel contempo sono state installate due sonde multiparametriche sul fondo dell’Abisso Samar di Riky (cat. FVG n.4709) e della Grotta del Proteo (cat. FVG n.1191) presso Sagrado (GO), che ogni 30 minuti acquisiscono informazioni sulla conducibilità elettrica, la temperatura e il livello delle acque. L’analisi dei dati ha permesso di individuare i valori caratteristici delle tre componenti principali di ricarica dell’acquifero: l’Isonzo con un valore di 240 uS/cm, le acque carsiche dovute al contributo delle precipitazioni con 470 uS/cm e il Reka con 310 uS/cm. Utilizzando questi valori è stato possibile quantificare il contributo delle diverse componenti sia in corrispondenza delle sorgenti che dei laghi carsici nei diversi regimi idrogeologici. Nel contempo l’analisi dei dati in continuo ha permesso di stimare le modalità di ricarica ed esaurimento del sistema ipogeo. Il lavoro che si presenta è stato realizzato grazie anche al contributo della Federazione Speleologica Isontina, dell’Università degli Studi di Trieste e della Fondazione Carigo di Gorizia.

La conducibilità elettrica come strumento per stimare lo sviluppo del reticolo ipogeo

Mario Galli;Luca Zini;Chiara Calligaris;TRINGALI, LUCA;Michele Maris;
2018

Abstract

Una delle principali sfide nella ricerca speleologica è quella di stimare in modo il più possibile accurato l’entità (dimensione, estensione e sviluppo) e la localizzazione del reticolo ipogeo presente in un’area carsica. Quando l’attività esplorativa classica non risolve tutte le problematiche si utilizzano tecniche indirette quali per esempio la geofisica o le analisi idrogeologiche. In quest’ottica nel 2015 è partita una proficua collaborazione tra gli speleologi del Gruppo Speleologico Monfalconese “Amici del Fante”, speleologi del Gruppo Speleologico “Talpe del Carso” - Jamarski Klub “Kraski Krti”, studiosi indipendenti e ricercatori del dipartimento di Matematica e Geoscienze volta alla comprensione dei deflussi sotterranei e delle modalità di ricarica/esaurimento del settore occidentale del Carso Classico. In questi ultimi 3 anni è stata sviluppata una metodologia che attraverso l’analisi della conducibilità elettrica delle acque superficiali e sotterranee presenti nell’area di studio permette di individuare l’origine e la provenienza delle diverse tipologie di acque presenti. La scelta del parametro conducibilità elettrica non deriva solo dalla sua significatività, ma anche dal fatto che essa rappresenta un parametro di facile acquisizione e che non necessita di complesse e costose metodologie di analisi. Dato che la ricarica dell’acquifero è dovuta principalmente a tre componenti quali le perdite dell’Isonzo, l’infiltrazione efficace e il contributo del sistema Reka-Timavo, da giugno 2015 ai primi mesi del 2018 sono state effettuate quasi 100 uscite sul terreno che hanno permesso di acquisire dati di conducibilità elettrica e temperatura presso l’Isonzo, il Reka, i laghi di Doberdò e Pietrarossa, le sorgenti di Sablici di Moschenizze, di Sardos e del Timavo. Nel contempo sono state installate due sonde multiparametriche sul fondo dell’Abisso Samar di Riky (cat. FVG n.4709) e della Grotta del Proteo (cat. FVG n.1191) presso Sagrado (GO), che ogni 30 minuti acquisiscono informazioni sulla conducibilità elettrica, la temperatura e il livello delle acque. L’analisi dei dati ha permesso di individuare i valori caratteristici delle tre componenti principali di ricarica dell’acquifero: l’Isonzo con un valore di 240 uS/cm, le acque carsiche dovute al contributo delle precipitazioni con 470 uS/cm e il Reka con 310 uS/cm. Utilizzando questi valori è stato possibile quantificare il contributo delle diverse componenti sia in corrispondenza delle sorgenti che dei laghi carsici nei diversi regimi idrogeologici. Nel contempo l’analisi dei dati in continuo ha permesso di stimare le modalità di ricarica ed esaurimento del sistema ipogeo. Il lavoro che si presenta è stato realizzato grazie anche al contributo della Federazione Speleologica Isontina, dell’Università degli Studi di Trieste e della Fondazione Carigo di Gorizia.
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