In un contesto segnato da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e ambientali, il volume indaga il dialogo transdisciplinare tra pedagogia, architettura e urbanistica, proponendo una rilettura della città e dei suoi spazi pubblici come luoghi pedagogici dinamici e dell’architettura come medium educativo. Lo spazio, quando si fa luogo, viene interpretato come dispositivo vivo, capace di generare relazioni, esperienze e forme di apprendimento diffuso. I processi di rigenerazione urbana si intrecciano con il welfare culturale e sociale, trasformando i bisogni emergenti in opportunità educative condivise e riconoscendo nel margine, urbano e sociale, non una fragilità, ma una risorsa generativa. Abitare, mobilità e accessibilità assumono così una valenza pedagogica, mentre il progetto architettonico si configura come pratica dotata di una responsabilità etica e civile, orientata all’inclusione, alla partecipazione e alla coesione sociale. Attraversando teoria e pratica, ricerca e progetto, il testo lascia emergere una visione dell’architettura educativa come strumento di emancipazione e rigenerazione culturale, capace di costruire – materialmente e simbolicamente – le condizioni per un apprendimento continuo e condiviso e di promuovere un rinnovato patto intergenerazionale e comunitario.

Ripensare spazi educativi e innovare gli apprendimenti Per un rinnovato rapporto fra pedagogia e architettura

G, Chianese
2026-01-01

Abstract

In un contesto segnato da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e ambientali, il volume indaga il dialogo transdisciplinare tra pedagogia, architettura e urbanistica, proponendo una rilettura della città e dei suoi spazi pubblici come luoghi pedagogici dinamici e dell’architettura come medium educativo. Lo spazio, quando si fa luogo, viene interpretato come dispositivo vivo, capace di generare relazioni, esperienze e forme di apprendimento diffuso. I processi di rigenerazione urbana si intrecciano con il welfare culturale e sociale, trasformando i bisogni emergenti in opportunità educative condivise e riconoscendo nel margine, urbano e sociale, non una fragilità, ma una risorsa generativa. Abitare, mobilità e accessibilità assumono così una valenza pedagogica, mentre il progetto architettonico si configura come pratica dotata di una responsabilità etica e civile, orientata all’inclusione, alla partecipazione e alla coesione sociale. Attraversando teoria e pratica, ricerca e progetto, il testo lascia emergere una visione dell’architettura educativa come strumento di emancipazione e rigenerazione culturale, capace di costruire – materialmente e simbolicamente – le condizioni per un apprendimento continuo e condiviso e di promuovere un rinnovato patto intergenerazionale e comunitario.
2026
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