Vengono analizzate le prove letterarie di scrittori extracomunitari che raccontano in italiano le loro esperienze, o scrivono racconti liberi. Sono, nella maggior parte dei casi, laureati e parlano almeno tre lingue, ma sono costretti a fare mestieri umili. Nel giro di pochi anni si è venuto così a creare un piccolo ma significativo corpus letterario che si è ora vistosamente sviluppato, e i cui “padri” sono il marocchino Mohamed Bouchane, il senegalesi Pap Khouma, il tunisino Salah Methnani, tanto per fare i nomi più noti. Vi si sono aggiunti poi scrittori dell’est europeo, dei paesi mediorientali e del centro e sud America. Si rilevano profonde differenze tra scritture di immigrati dell’est o del sud del mondo, per non parlare dei latino-americani, sia per quanto riguarda i contenuti che le forme del racconto, che i linguaggi culturali. Ad emergere, quale elemento comune, è invece uno sguardo critico verso la civiltà europea, e la speranza di una non omologazione in una cultura che sta di struggendo le “differenze”. L’immagine dell’Italia è plurima, mentre la sua lingua registra curiose forme di creolizzazione con termini che stanno diventando quotidiani.

Un altro italiano: i racconti di Eks&Tra

BENUSSI, MARIA CRISTINA
2005

Abstract

Vengono analizzate le prove letterarie di scrittori extracomunitari che raccontano in italiano le loro esperienze, o scrivono racconti liberi. Sono, nella maggior parte dei casi, laureati e parlano almeno tre lingue, ma sono costretti a fare mestieri umili. Nel giro di pochi anni si è venuto così a creare un piccolo ma significativo corpus letterario che si è ora vistosamente sviluppato, e i cui “padri” sono il marocchino Mohamed Bouchane, il senegalesi Pap Khouma, il tunisino Salah Methnani, tanto per fare i nomi più noti. Vi si sono aggiunti poi scrittori dell’est europeo, dei paesi mediorientali e del centro e sud America. Si rilevano profonde differenze tra scritture di immigrati dell’est o del sud del mondo, per non parlare dei latino-americani, sia per quanto riguarda i contenuti che le forme del racconto, che i linguaggi culturali. Ad emergere, quale elemento comune, è invece uno sguardo critico verso la civiltà europea, e la speranza di una non omologazione in una cultura che sta di struggendo le “differenze”. L’immagine dell’Italia è plurima, mentre la sua lingua registra curiose forme di creolizzazione con termini che stanno diventando quotidiani.
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