Il saggio fa parte del volume, edito da Laterza e curato da Raoul Pupo, dal titolo “La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra”. Il libro si compone di tre parti, una sulle zone di occupazione italiane in territorio austriaco, di Andrea Di Michele, una sulle occupazioni adriatiche (Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia), di Raoul Pupo, e infine quella di Giulia Caccamo sulle occupazioni “altre”, suddivise tra i quattro capitoli dedicati rispettivamente all’Albania, al Mediterraneo Orientale (spedizione in Asia Minore e Dodecaneso), alle spedizioni minori in Russia e nel Caucaso e alle spedizioni in Bulgaria e in Alta Slesia). La finalità dell’opera è dare al lettore una visione complessiva delle logiche che hanno mosso la politica estera dell’Italia nell’immediato dopoguerra, sia attraverso le annessioni dirette sia “mostrando la bandiera” in territori sui quali si prospettava la possibilità di una futura influenza sul piano economico o strategico. Non si tratta di un saggio di storia militare, ma semmai di una rilettura in chiave politica di provvedimenti militari sui quali la storiografia corrente si è soffermata in misura minore e piuttosto frammentata, rispetto alla maggior attenzione dedicata alle occupazioni militari a ridosso e durante la seconda guerra mondiale. L’autrice si sofferma in particolare sugli aspetti velleitari di una politica di occupazione la cui sostenibilità, sul piano finanziario e politico, era assai discutibile, in un paese drammaticamente a corto di risorse e a rischio crescente di agitazioni sociali. Larga parte della classe dirigente, infatti, sperava che il tornaconto economico e politico di una presenza militare così estesa avrebbe di gran lunga superato i costi. Coloro che potevano vedere tutte le insidie insite in tale disegno, come gli alti comandi militari e i rappresentanti diplomatici, non seppero o non vollero opporvisi, confidando piuttosto che l’attesa affermazione dell’Italia quale grande potenza potesse costituire la panacea per i problemi interni.

Esserci a qualsiasi costo: Albania, Mediterraneo Orientale e spedizioni minori

CACCAMO, GIULIA
2014-01-01

Abstract

Il saggio fa parte del volume, edito da Laterza e curato da Raoul Pupo, dal titolo “La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra”. Il libro si compone di tre parti, una sulle zone di occupazione italiane in territorio austriaco, di Andrea Di Michele, una sulle occupazioni adriatiche (Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia), di Raoul Pupo, e infine quella di Giulia Caccamo sulle occupazioni “altre”, suddivise tra i quattro capitoli dedicati rispettivamente all’Albania, al Mediterraneo Orientale (spedizione in Asia Minore e Dodecaneso), alle spedizioni minori in Russia e nel Caucaso e alle spedizioni in Bulgaria e in Alta Slesia). La finalità dell’opera è dare al lettore una visione complessiva delle logiche che hanno mosso la politica estera dell’Italia nell’immediato dopoguerra, sia attraverso le annessioni dirette sia “mostrando la bandiera” in territori sui quali si prospettava la possibilità di una futura influenza sul piano economico o strategico. Non si tratta di un saggio di storia militare, ma semmai di una rilettura in chiave politica di provvedimenti militari sui quali la storiografia corrente si è soffermata in misura minore e piuttosto frammentata, rispetto alla maggior attenzione dedicata alle occupazioni militari a ridosso e durante la seconda guerra mondiale. L’autrice si sofferma in particolare sugli aspetti velleitari di una politica di occupazione la cui sostenibilità, sul piano finanziario e politico, era assai discutibile, in un paese drammaticamente a corto di risorse e a rischio crescente di agitazioni sociali. Larga parte della classe dirigente, infatti, sperava che il tornaconto economico e politico di una presenza militare così estesa avrebbe di gran lunga superato i costi. Coloro che potevano vedere tutte le insidie insite in tale disegno, come gli alti comandi militari e i rappresentanti diplomatici, non seppero o non vollero opporvisi, confidando piuttosto che l’attesa affermazione dell’Italia quale grande potenza potesse costituire la panacea per i problemi interni.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11368/2807323
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