La Sindrome di Klinefleter (SK) fu descritta per la prima volta nel 1942 da Harry F. Klinefelter, Reifensteined Albright come una patologia endocrina “caratterizzata da un quadro clinico caratterizato da: testicoli fibrosi di ridotta dimensione, ginecomastia bilaterale, ipogonadismo iporgonadotropo primitivo maschile congenito con scarso funzionamento delle gonadi e ridotta quantità di gonadotropine, alterato metabolismo degli steroidi sessuali secondario alla scarsa concentrazione ematica di androgeni” (1). La SK ha una prevalenza di 1/660-1000 maschi nati vivi ma ancora oggi ben i 2/3 dei casi non vengono diagnosticati. La causa etiologica è stata scoperta nel 1959 da Jacobs e Strong, i quali hanno dimostrato un cromosoma X soprannumerario rispetto al cariotipo normale 46,XY (2). L’80% dei casi ha cariotipo 47,XXY, mentre la quota rimanente dei pazienti presenta aneuploidie più numerose come 48,XXXY, 49,XXXXY, caratterizzate da forme cliniche più gravi (3). Oltre ai segni clinici caratteristici,sono presenti problemi di natura psico-comportamentale (4), difficoltà di concentrazione, di comunicazione, disturbi della memoria uditiva e visiva a breve termine (MBT), scarsa socializzazione, lentezza nell’esecuzione dei movimenti. A livello intellettivo i soggetti non presentano ritardo mentale, ma piuttosto dimostrano un certo ritardo del linguaggio e organizzativo presentando un quoziente intellettivo (QI) di circa 10 punti inferiore rispetto alla media della popolazione generale (5-7). Alcune ricerche scientifiche descrivono i ragazzi affetti dalla SK, come timidi, immaturi e riservati, con problematiche nella realizzazione di relazioni sociali profonde e soddisfacenti, una maggiore probabilità di soffrire di disturbi del comportamento e disturbi del tono dell’umore che si accentuano nella fase adolescenziale (8, 9). De Ronde et al. (10) hanno rilevato punteggi minori nelle funzioni fisiche, sociali e psicosociali rispetto alla popolazione generale, tenendo anche conto della loro difficoltà a verbalizzare le emozioni, esprimendo lo scarso senso di benessere come un problema fisico e non dovuto ad altre dimensioni relazionali e sociali. I soggetti affetti da SK sviluppano solitamente una pubertà spontanea vera e un discreto numero riesce ad assumere comportamenti sessuali normali. Alle volte i pazienti dimostrano una riduzione della libido con limitazione della loro attività sessuale a pratiche masturbatorie. Questa modalità di vivere la sessualità è legata alla timidezza, ai problemi di carattere psico-sociale, alla scarsa pulsione sessuale e allo sviluppo di un’erotismo prepubere. Tutti i lavori specifici in letteratura hanno riconosciuto un ruolo fisiologico del testosterone (T) nei vari aspetti della risposta sessuale a partire dal desiderio sessuale, l’eccitazione, l’orgasmo e l’eiaculazione, cercando di sincronizzare l’erezione al processo emotivo (11). Yoshida et al. (12) hanno rilevato che il 67.5% dei soggetti affetti dalla SK dimostra un disturbo della funzione sessuale, ma senza differenza significativa con la percentuale di disturbi rilevata nei soggetti di controllo. Corona et al. (13) hanno riportato la presenza di disfunzione erettile (DE) severa, e eiaculazione precoce ma dopo una regressione logistica hanno verificato l’associazione di tali disturbi con il desiderio sessuale ipoattivo per il sottostante stato di ipogonadismo. Nielsen et al. (14) hanno evidenziato una minore probabilità di ricorrere alla masturbazione durante l’adolescenza e ai rapporti sessuali nel matrimonio rispetto ad un gruppo di maschi della stessa età. Dopo i 25 anni, circa il 70% dei pazienti con SK manifesta un generale calo della libido e della potenza sessuale come risulta del deficit generalizzato di androgeni. La terapia si basa sulla somministrazione di T che aumenta la forza muscolare, la resistenza alla fatica, migliora l’umore, la capacità di concentrazione, migliora le relazioni interpersonali, aumenta la performance sessuale e previene le comorbidità consequenziali. Si ipotizza che tale terapia possa migliorare anche il desiderio sessuale ipoattivo visto che in parte esso risulta influenzato oltre che da condizioni relazionali e intrapsichiche, sicuramente da quelle ormonali.

Sindrome di Klinefelter: valutazione e correlazione tra disfunzione endocrinologica e problematiche sessuologiche

DI GRAZIA, MASSIMO
2013-01-01

Abstract

La Sindrome di Klinefleter (SK) fu descritta per la prima volta nel 1942 da Harry F. Klinefelter, Reifensteined Albright come una patologia endocrina “caratterizzata da un quadro clinico caratterizato da: testicoli fibrosi di ridotta dimensione, ginecomastia bilaterale, ipogonadismo iporgonadotropo primitivo maschile congenito con scarso funzionamento delle gonadi e ridotta quantità di gonadotropine, alterato metabolismo degli steroidi sessuali secondario alla scarsa concentrazione ematica di androgeni” (1). La SK ha una prevalenza di 1/660-1000 maschi nati vivi ma ancora oggi ben i 2/3 dei casi non vengono diagnosticati. La causa etiologica è stata scoperta nel 1959 da Jacobs e Strong, i quali hanno dimostrato un cromosoma X soprannumerario rispetto al cariotipo normale 46,XY (2). L’80% dei casi ha cariotipo 47,XXY, mentre la quota rimanente dei pazienti presenta aneuploidie più numerose come 48,XXXY, 49,XXXXY, caratterizzate da forme cliniche più gravi (3). Oltre ai segni clinici caratteristici,sono presenti problemi di natura psico-comportamentale (4), difficoltà di concentrazione, di comunicazione, disturbi della memoria uditiva e visiva a breve termine (MBT), scarsa socializzazione, lentezza nell’esecuzione dei movimenti. A livello intellettivo i soggetti non presentano ritardo mentale, ma piuttosto dimostrano un certo ritardo del linguaggio e organizzativo presentando un quoziente intellettivo (QI) di circa 10 punti inferiore rispetto alla media della popolazione generale (5-7). Alcune ricerche scientifiche descrivono i ragazzi affetti dalla SK, come timidi, immaturi e riservati, con problematiche nella realizzazione di relazioni sociali profonde e soddisfacenti, una maggiore probabilità di soffrire di disturbi del comportamento e disturbi del tono dell’umore che si accentuano nella fase adolescenziale (8, 9). De Ronde et al. (10) hanno rilevato punteggi minori nelle funzioni fisiche, sociali e psicosociali rispetto alla popolazione generale, tenendo anche conto della loro difficoltà a verbalizzare le emozioni, esprimendo lo scarso senso di benessere come un problema fisico e non dovuto ad altre dimensioni relazionali e sociali. I soggetti affetti da SK sviluppano solitamente una pubertà spontanea vera e un discreto numero riesce ad assumere comportamenti sessuali normali. Alle volte i pazienti dimostrano una riduzione della libido con limitazione della loro attività sessuale a pratiche masturbatorie. Questa modalità di vivere la sessualità è legata alla timidezza, ai problemi di carattere psico-sociale, alla scarsa pulsione sessuale e allo sviluppo di un’erotismo prepubere. Tutti i lavori specifici in letteratura hanno riconosciuto un ruolo fisiologico del testosterone (T) nei vari aspetti della risposta sessuale a partire dal desiderio sessuale, l’eccitazione, l’orgasmo e l’eiaculazione, cercando di sincronizzare l’erezione al processo emotivo (11). Yoshida et al. (12) hanno rilevato che il 67.5% dei soggetti affetti dalla SK dimostra un disturbo della funzione sessuale, ma senza differenza significativa con la percentuale di disturbi rilevata nei soggetti di controllo. Corona et al. (13) hanno riportato la presenza di disfunzione erettile (DE) severa, e eiaculazione precoce ma dopo una regressione logistica hanno verificato l’associazione di tali disturbi con il desiderio sessuale ipoattivo per il sottostante stato di ipogonadismo. Nielsen et al. (14) hanno evidenziato una minore probabilità di ricorrere alla masturbazione durante l’adolescenza e ai rapporti sessuali nel matrimonio rispetto ad un gruppo di maschi della stessa età. Dopo i 25 anni, circa il 70% dei pazienti con SK manifesta un generale calo della libido e della potenza sessuale come risulta del deficit generalizzato di androgeni. La terapia si basa sulla somministrazione di T che aumenta la forza muscolare, la resistenza alla fatica, migliora l’umore, la capacità di concentrazione, migliora le relazioni interpersonali, aumenta la performance sessuale e previene le comorbidità consequenziali. Si ipotizza che tale terapia possa migliorare anche il desiderio sessuale ipoattivo visto che in parte esso risulta influenzato oltre che da condizioni relazionali e intrapsichiche, sicuramente da quelle ormonali.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11368/2809523
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