Il saggio analizza e discute le ascendenze e le implicazioni filosofiche del concetto di buen vivir che ha assunto rango costituzionale nel 2008 in Ecuador e nel 2009 in Bolivia su impulso dell’omonimo movimento ispirato alle cosmovisioni indigene incentrate rispettivamente sulla sumak kawsay e sulla suma qamaña. I tratti distintivi di quest’ultime sono ravvisati nel modo presentazionale di rapportarsi al reale, nella centralità assegnata alla relazionalità tra esseri umani e mondo naturale e in una concezione contestuale e non teleologica del vivere bene, in cui i legami genealogici comprendenti sia le persone che l’ambiente naturale rivestono una valenza a un tempo descrittiva, l’appartenenza , e normativa, in termini di cura e responsabilità. Sulla scorta dei testi costituzionali dei due Paesi e del dibattito interdisciplinare in corso, i cui aspetti filosofici non risultano ad oggi oggetto di indagini specifiche, il saggio individua tre orientamenti principali circa la definizione del buen vivir – socialista, ecologista e indigenista – e ne discute convergenze e tensioni sia endogene, sia in rapporto a prospettive filosofiche contemporanee cui si fa esplicitamente e implicitamente riferimento, in particolare quella rawlsiana e il capability approach. Con l’accentuazione di dimensioni di indisponibilità nelle interazioni sia umane che con il mondo naturale basate sulla nozione di reciprocità, cui è attribuito un valore intrinseco, il paradigma buen vivir si inserisce nel dibattito attuale sui temi dello sviluppo e del benessere. Il saggio illustra le posizioni differenziate al riguardo emergenti nelle tre correnti di pensiero, concentrandosi sulle critiche rivolte al concetto di sviluppo umano in direzione di un’ontologia relazionale in grado di riflettere la multidimensionalità di una “fioritura umana” consapevole della propria naturalità.

Filosofie del buen vivir tra passato e futuro

LONGATO, FULVIO
2014-01-01

Abstract

Il saggio analizza e discute le ascendenze e le implicazioni filosofiche del concetto di buen vivir che ha assunto rango costituzionale nel 2008 in Ecuador e nel 2009 in Bolivia su impulso dell’omonimo movimento ispirato alle cosmovisioni indigene incentrate rispettivamente sulla sumak kawsay e sulla suma qamaña. I tratti distintivi di quest’ultime sono ravvisati nel modo presentazionale di rapportarsi al reale, nella centralità assegnata alla relazionalità tra esseri umani e mondo naturale e in una concezione contestuale e non teleologica del vivere bene, in cui i legami genealogici comprendenti sia le persone che l’ambiente naturale rivestono una valenza a un tempo descrittiva, l’appartenenza , e normativa, in termini di cura e responsabilità. Sulla scorta dei testi costituzionali dei due Paesi e del dibattito interdisciplinare in corso, i cui aspetti filosofici non risultano ad oggi oggetto di indagini specifiche, il saggio individua tre orientamenti principali circa la definizione del buen vivir – socialista, ecologista e indigenista – e ne discute convergenze e tensioni sia endogene, sia in rapporto a prospettive filosofiche contemporanee cui si fa esplicitamente e implicitamente riferimento, in particolare quella rawlsiana e il capability approach. Con l’accentuazione di dimensioni di indisponibilità nelle interazioni sia umane che con il mondo naturale basate sulla nozione di reciprocità, cui è attribuito un valore intrinseco, il paradigma buen vivir si inserisce nel dibattito attuale sui temi dello sviluppo e del benessere. Il saggio illustra le posizioni differenziate al riguardo emergenti nelle tre correnti di pensiero, concentrandosi sulle critiche rivolte al concetto di sviluppo umano in direzione di un’ontologia relazionale in grado di riflettere la multidimensionalità di una “fioritura umana” consapevole della propria naturalità.
978-88-95922-53-9
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