Sono stati riportati in letteratura una serie di case report e di casi aneddotici che descrivono effetti avversi sulla salute umana attribuiti al gruppo delle palitossine (PLTX) e/o ad alcuni analoghi strutturali, a seguito di esposizioni attraverso varie vie. I segni e sintomi registrati indicano l’insorgenza di effetti locali al sito di contatto, generalmente riconducibili a reazioni di carattere irritativo e infiammatorio, ai quali in alcuni casi si aggiunge una sintomatologia sistemica. Gli scenari espositivi più rilevanti associati ad attività ricreative prevedono un contatto diretto durante la balneazione, attraverso la cute e le mucose, con le tossine disciolte in acqua e/o con le specie algali produttrici. Alcune segnalazioni di effetti avversi su addetti e hobbisti coinvolti nella pulizia di acquari e il ritrovamento di livelli non trascurabili di PLTX in coralli da acquario indicano che anche tali categorie sono da considerarsi a rischio. L’altro scenario da considerare prevede l’inalazione di aerosol di acqua marina durante fioriture di Ostreopsis spp., prodotto a seguito di movimenti forzati dell’acqua marina per specifiche attività (es. nel caso di attività sportive in acque contaminate) e/o in concomitanza di condizioni meteoclimatiche favorevoli (es. vento forte e mareggiate). Quest’ultima via di esposizione coinvolge quindi non solo i ‘bagnanti’ propriamente detti ma anche soggetti che sostano in prossimità della spiaggia e/o sul lungomare. A queste vie di esposizione si aggiunge quella orale, associata sia all’ingestione involontaria di acqua durante attività ricreative (es. durante il nuoto) che al consumo di prodotti ittici contaminati. Le PLTX possono, infatti, accumularsi nei molluschi marini eduli, nei crostacei e nei pesci: sindromi di avvelenamento talvolta letali, note col nome di clupeotoxismo, sono state descritte in regioni tropicali anche se spesso l’identificazione della tossina è risultata incompleta o mancante e, in questi casi, l’attribuzione dell’avvelenamento all’ingestione di PLTX (relazione causa-effetto) è stata fatta sulla base del quadro clinico, dell’anamnesi e dell’ingestione di alimenti di origine marina. Nonostante alcuni prodotti ittici, quali sardine, acciughe e granchi, parte integrante della dieta mediterranea, possano accumulare PLTX in alte concentrazioni e rappresentino quindi l’anello della catena alimentare attraverso cui l’uomo è potenzialmente esposto, finora non sono stati riportati nel bacino del Mediterraneo effetti associati all’ingestione di prodotti ittici contaminati dalle tossine prodotte da Ostreopsis cf. ovata.

Effetti osservati sulla salute umana.

SOSA, SILVIO;TUBARO, AURELIA
2014

Abstract

Sono stati riportati in letteratura una serie di case report e di casi aneddotici che descrivono effetti avversi sulla salute umana attribuiti al gruppo delle palitossine (PLTX) e/o ad alcuni analoghi strutturali, a seguito di esposizioni attraverso varie vie. I segni e sintomi registrati indicano l’insorgenza di effetti locali al sito di contatto, generalmente riconducibili a reazioni di carattere irritativo e infiammatorio, ai quali in alcuni casi si aggiunge una sintomatologia sistemica. Gli scenari espositivi più rilevanti associati ad attività ricreative prevedono un contatto diretto durante la balneazione, attraverso la cute e le mucose, con le tossine disciolte in acqua e/o con le specie algali produttrici. Alcune segnalazioni di effetti avversi su addetti e hobbisti coinvolti nella pulizia di acquari e il ritrovamento di livelli non trascurabili di PLTX in coralli da acquario indicano che anche tali categorie sono da considerarsi a rischio. L’altro scenario da considerare prevede l’inalazione di aerosol di acqua marina durante fioriture di Ostreopsis spp., prodotto a seguito di movimenti forzati dell’acqua marina per specifiche attività (es. nel caso di attività sportive in acque contaminate) e/o in concomitanza di condizioni meteoclimatiche favorevoli (es. vento forte e mareggiate). Quest’ultima via di esposizione coinvolge quindi non solo i ‘bagnanti’ propriamente detti ma anche soggetti che sostano in prossimità della spiaggia e/o sul lungomare. A queste vie di esposizione si aggiunge quella orale, associata sia all’ingestione involontaria di acqua durante attività ricreative (es. durante il nuoto) che al consumo di prodotti ittici contaminati. Le PLTX possono, infatti, accumularsi nei molluschi marini eduli, nei crostacei e nei pesci: sindromi di avvelenamento talvolta letali, note col nome di clupeotoxismo, sono state descritte in regioni tropicali anche se spesso l’identificazione della tossina è risultata incompleta o mancante e, in questi casi, l’attribuzione dell’avvelenamento all’ingestione di PLTX (relazione causa-effetto) è stata fatta sulla base del quadro clinico, dell’anamnesi e dell’ingestione di alimenti di origine marina. Nonostante alcuni prodotti ittici, quali sardine, acciughe e granchi, parte integrante della dieta mediterranea, possano accumulare PLTX in alte concentrazioni e rappresentino quindi l’anello della catena alimentare attraverso cui l’uomo è potenzialmente esposto, finora non sono stati riportati nel bacino del Mediterraneo effetti associati all’ingestione di prodotti ittici contaminati dalle tossine prodotte da Ostreopsis cf. ovata.
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