In un mondo educativo sempre più mediato dalle tecnologie, un operatore, un formatore o un educatore che intendano mantenere attuale il proprio bagaglio di conoscenze e competenze si troveranno a interagire con un ambiente promettente ma complesso e mutevole. In un apparente paradosso, aggiornarsi non è facile, a causa del continuo modificarsi delle risorse e degli strumenti, ma nel contempo non è mai stato agevole come oggi – perché aumentano le risorse aperte a disposizione di tutti, dal movimento dell’Open Access del 2002 alla diffusione delle OER (Open Educational Resources) – del biennio successivo, anche da parte delle più prestigiose università d’area anglofona1. Si diffonde la possibilità di utilizzare i propri strumenti tecnologici (lo smartphone, il tablet) in ogni contesto (secondo l’ottica del BYOD: Bring your own device), in un’aspirazione all’apprendimento continuo e ubiquo (Seamless learning) che permette di sospendere e riprendere un compito di apprendimento in contesti e momenti diversi. Con lo sviluppo del web 2.0, degli ambienti di rete, dei social media e dei social network e la diffusione dei propri strumenti (il BYOD) le tecnologie educative escono dall’essere pensate solo come relegate alla formazione e-learning. Già almeno da un decennio sono divenute parte integrante dei processi sociali, non ultimo quello dell’istruzione e dell’apprendimento, portando a diversi gradienti l’integrazione degli apprendimenti formali, non-formali e informali (Downs, 2006; Cross, 2006; Campbell e Oblinger, 2007; Bonaiuti, 2006; Pettenati e Cigognini, 2007). La tendenza è quella di denominare “TEL (Technology Enhanced Learning)” i processi di apprendimento/insegnamento che fanno in qualche misura uso delle tecnologie educative o dell’istruzione (un riferimento in proposito è Trentin: Repetto e Trentin, 2011). Analogamente il blended è un concetto che attraversa il mondo delle tecnologie educative da più di un decennio (Rossett, 2002; Ligorio et. al., 2006; Masie, 2006), inizialmente contrapposto alla posizione di un apprendimento mediato dalle tecnologie interamente online a distanza, senza forme di interazione in presenza (Rossett, 2002), e via via sempre più vicino alla possibilità di integrare momenti formativi pensati in presenza con forme di interazione a distanza mediati dalle tecnologie, funzionali alle diverse fasi dei processi di apprendimento (Masie, 2006; Ligorio et al., 2006), anche attraverso un’azione didattica attiva incentrata sulla co-costruzione di conoscenza (Scardamalia e Bereiter, 2006) o ad una didattica problem based (Jonassen, 2004): ecco che il vecchio termine Elettronic Learning lascia il passo all’Enhanced Learning (Repetto e Trentin, 2011). Ma queste aspirazioni riguardano anche il contesto dell’inclusione? Sul tema si sono snodati due recenti progetti FIRB (Fondi per la Ricerca di Base): il primo è WISE (Wiring Individualised Special Education), orientato allo sviluppo di un sistema di supporto all’educazione e alla formazione speciale di coloro che, per problemi fisici e/o di salute, sono confinati presso la propria abitazione (indicati anche come homebound); il secondo progetto è Learning for All (L4A)3 volto ad indagare come un utilizzo consapevole delle tecnologie possa contribuire a innalzare la qualità della didattica, in particolare per gli allievi con necessità speciali. Se dunque tale cornice caratterizza anche visioni come quella del Learning for All o di filoni di ricerca specifici come quello della Special Education (Trentin, 2012) serve confrontarsi con le modalità e aspettative che caratterizzano il contesto, rispondendo alla domanda posta da Trentin (2012): possono le tecnologie di rete e mobili offrire nuove opportunità per una reale inclusione socio-educativa? Lo scopo di questo scritto è esaminare i benefici e i limiti di alcune delle risorse tecnologiche che sono oggi disponibili nella formazione in presenza e a distanza, confrontandoli con le richieste che provengono dal mondo della disabilità. Ci chiederemo quali caratteristiche hanno gli strumenti per l’aggiornamento del formatore/educatore, il depositario di pratiche, di contenuti ed esperienze, e con quali strumenti può raggiungere più facilmente ed efficacemente il destinatario della formazione. Dopo aver esposto alcuni dei risultati di campi di ricerca che hanno analizzato le offerte, le tendenze e i problemi attuali, presenteremo i primi risultati di un’indagine esplorativa che ha voluto intercettare il punto di vista di alcune categorie di utenti interessati all’inclusione mediante le tecnologie. Saranno presentate le domande e le risposte raccolte mediante le interviste svolte con tre diverse utenti. Infatti l’assunto sottostante all’uso di molte tecnologie per insegnare e imparare a distanza è che tali mediatori tecnologici facilitino il processo d’apprendimento, eliminando le difficoltà legate ai vincoli di tempo e di luogo: riducono il problema del raggiungimento della sede in cui si fa lezione in un momento dato e fissato da altri. Ci siamo chieste se è ancora questa la principale richiesta degli utenti, oppure se prevale (o perlomeno vi si accompagna) la richiesta di valorizzare altri aspetti, tra i quali il valore comunicativo e interattivo dei contesti di insegnamento e apprendimento, per esempio mediante i social network, i nuovi strumenti di condivisione e partecipazione.

Formazione in presenza e a distanza. Il (video e il) webinar per la condivisione di buone pratiche tra operatori e utenti

PAOLETTI, GISELLA;CIGOGNINI, MARIA ELISABETTA
2015

Abstract

In un mondo educativo sempre più mediato dalle tecnologie, un operatore, un formatore o un educatore che intendano mantenere attuale il proprio bagaglio di conoscenze e competenze si troveranno a interagire con un ambiente promettente ma complesso e mutevole. In un apparente paradosso, aggiornarsi non è facile, a causa del continuo modificarsi delle risorse e degli strumenti, ma nel contempo non è mai stato agevole come oggi – perché aumentano le risorse aperte a disposizione di tutti, dal movimento dell’Open Access del 2002 alla diffusione delle OER (Open Educational Resources) – del biennio successivo, anche da parte delle più prestigiose università d’area anglofona1. Si diffonde la possibilità di utilizzare i propri strumenti tecnologici (lo smartphone, il tablet) in ogni contesto (secondo l’ottica del BYOD: Bring your own device), in un’aspirazione all’apprendimento continuo e ubiquo (Seamless learning) che permette di sospendere e riprendere un compito di apprendimento in contesti e momenti diversi. Con lo sviluppo del web 2.0, degli ambienti di rete, dei social media e dei social network e la diffusione dei propri strumenti (il BYOD) le tecnologie educative escono dall’essere pensate solo come relegate alla formazione e-learning. Già almeno da un decennio sono divenute parte integrante dei processi sociali, non ultimo quello dell’istruzione e dell’apprendimento, portando a diversi gradienti l’integrazione degli apprendimenti formali, non-formali e informali (Downs, 2006; Cross, 2006; Campbell e Oblinger, 2007; Bonaiuti, 2006; Pettenati e Cigognini, 2007). La tendenza è quella di denominare “TEL (Technology Enhanced Learning)” i processi di apprendimento/insegnamento che fanno in qualche misura uso delle tecnologie educative o dell’istruzione (un riferimento in proposito è Trentin: Repetto e Trentin, 2011). Analogamente il blended è un concetto che attraversa il mondo delle tecnologie educative da più di un decennio (Rossett, 2002; Ligorio et. al., 2006; Masie, 2006), inizialmente contrapposto alla posizione di un apprendimento mediato dalle tecnologie interamente online a distanza, senza forme di interazione in presenza (Rossett, 2002), e via via sempre più vicino alla possibilità di integrare momenti formativi pensati in presenza con forme di interazione a distanza mediati dalle tecnologie, funzionali alle diverse fasi dei processi di apprendimento (Masie, 2006; Ligorio et al., 2006), anche attraverso un’azione didattica attiva incentrata sulla co-costruzione di conoscenza (Scardamalia e Bereiter, 2006) o ad una didattica problem based (Jonassen, 2004): ecco che il vecchio termine Elettronic Learning lascia il passo all’Enhanced Learning (Repetto e Trentin, 2011). Ma queste aspirazioni riguardano anche il contesto dell’inclusione? Sul tema si sono snodati due recenti progetti FIRB (Fondi per la Ricerca di Base): il primo è WISE (Wiring Individualised Special Education), orientato allo sviluppo di un sistema di supporto all’educazione e alla formazione speciale di coloro che, per problemi fisici e/o di salute, sono confinati presso la propria abitazione (indicati anche come homebound); il secondo progetto è Learning for All (L4A)3 volto ad indagare come un utilizzo consapevole delle tecnologie possa contribuire a innalzare la qualità della didattica, in particolare per gli allievi con necessità speciali. Se dunque tale cornice caratterizza anche visioni come quella del Learning for All o di filoni di ricerca specifici come quello della Special Education (Trentin, 2012) serve confrontarsi con le modalità e aspettative che caratterizzano il contesto, rispondendo alla domanda posta da Trentin (2012): possono le tecnologie di rete e mobili offrire nuove opportunità per una reale inclusione socio-educativa? Lo scopo di questo scritto è esaminare i benefici e i limiti di alcune delle risorse tecnologiche che sono oggi disponibili nella formazione in presenza e a distanza, confrontandoli con le richieste che provengono dal mondo della disabilità. Ci chiederemo quali caratteristiche hanno gli strumenti per l’aggiornamento del formatore/educatore, il depositario di pratiche, di contenuti ed esperienze, e con quali strumenti può raggiungere più facilmente ed efficacemente il destinatario della formazione. Dopo aver esposto alcuni dei risultati di campi di ricerca che hanno analizzato le offerte, le tendenze e i problemi attuali, presenteremo i primi risultati di un’indagine esplorativa che ha voluto intercettare il punto di vista di alcune categorie di utenti interessati all’inclusione mediante le tecnologie. Saranno presentate le domande e le risposte raccolte mediante le interviste svolte con tre diverse utenti. Infatti l’assunto sottostante all’uso di molte tecnologie per insegnare e imparare a distanza è che tali mediatori tecnologici facilitino il processo d’apprendimento, eliminando le difficoltà legate ai vincoli di tempo e di luogo: riducono il problema del raggiungimento della sede in cui si fa lezione in un momento dato e fissato da altri. Ci siamo chieste se è ancora questa la principale richiesta degli utenti, oppure se prevale (o perlomeno vi si accompagna) la richiesta di valorizzare altri aspetti, tra i quali il valore comunicativo e interattivo dei contesti di insegnamento e apprendimento, per esempio mediante i social network, i nuovi strumenti di condivisione e partecipazione.
9788867602902
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