Nel suo ultimo, libro A.Vallega ha tracciato i contorni di una geografia escatologica. Quivi ha avuto il coraggio di affrontare due questioni che i geografi avevano messo in soffitta, tra gli abiti smessi e non più indossabili, all'indomani della morte di Ritter: cosa c'è oltre il tempo e quali rapporti possono intercorrere tra tempo ed eternità. Per altro, i pur numerosi e spesso pregevoli contributi sinora apparsi sugli aspetti geografici della religiosità sono rimasti all'interno del paradigma positivista, analizzando vuoi gli aspetti materiali, vuoi quelli culturali della fenomenologia. Nonostante la svolta culturale, la ricerca geografica non ha ancora affrontato il nodo del soprannaturale, che non sta negli oggetti e nei riti, ma nel nocciolo comune delle credenze, nelle quali consistono le diverse visioni del mondo. Il problema trascende la nostra disciplina. Gli astrofisici si confrontano come la "materia oscura", della quale riconoscono gli effetti pur non essendo in grado di "vederla". La fisica considera inoltre gli universi multipli come una possibilità concreta, pienamente compatibile con la problematica, propostaci da Vallega, di un tempo apparentemente senza traiettoria, collage di eventi (spazialmente connotati), privi di ordine e di relazioni causali tra loro. Quanto alle scienze applicate, la ricerca neurologica avalla ormai il convincimento di Platone, che la coscienza non è legata alla carne. Non sembra allora fuori luogo un riconoscimento reciproco tra le ragioni della fede e quelle della scienza e la nostra disciplina potrebbe bene candidarsi per una operazione culturale di ricomposizione del sapere che avverrà comunque anche senza i geografi.

Geografie del sacro

BATTISTI, GIANFRANCO
In corso di stampa

Abstract

Nel suo ultimo, libro A.Vallega ha tracciato i contorni di una geografia escatologica. Quivi ha avuto il coraggio di affrontare due questioni che i geografi avevano messo in soffitta, tra gli abiti smessi e non più indossabili, all'indomani della morte di Ritter: cosa c'è oltre il tempo e quali rapporti possono intercorrere tra tempo ed eternità. Per altro, i pur numerosi e spesso pregevoli contributi sinora apparsi sugli aspetti geografici della religiosità sono rimasti all'interno del paradigma positivista, analizzando vuoi gli aspetti materiali, vuoi quelli culturali della fenomenologia. Nonostante la svolta culturale, la ricerca geografica non ha ancora affrontato il nodo del soprannaturale, che non sta negli oggetti e nei riti, ma nel nocciolo comune delle credenze, nelle quali consistono le diverse visioni del mondo. Il problema trascende la nostra disciplina. Gli astrofisici si confrontano come la "materia oscura", della quale riconoscono gli effetti pur non essendo in grado di "vederla". La fisica considera inoltre gli universi multipli come una possibilità concreta, pienamente compatibile con la problematica, propostaci da Vallega, di un tempo apparentemente senza traiettoria, collage di eventi (spazialmente connotati), privi di ordine e di relazioni causali tra loro. Quanto alle scienze applicate, la ricerca neurologica avalla ormai il convincimento di Platone, che la coscienza non è legata alla carne. Non sembra allora fuori luogo un riconoscimento reciproco tra le ragioni della fede e quelle della scienza e la nostra disciplina potrebbe bene candidarsi per una operazione culturale di ricomposizione del sapere che avverrà comunque anche senza i geografi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11368/2884824
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