Oggi a Trieste, come in molti altri contesti nazionali ed europei, la domanda – crescente e sempre più articolata – di alloggi pubblici in locazione esprime una situazione di crisi complessa, in cui le precarietà economiche e lavorative si coniugano al tramonto degli assetti demografici e familiari tradizionali. La questione abitativa non solo torna a porsi come un osservatorio privilegiato sui cambiamenti in atto nella società, ma si offre come un importante campo di sperimentazione di nuove forme di azione pubblica e di welfare. In tale campo si colloca l’esperienza di autorecupero di immobili pubblici in corso nel capoluogo giuliano. Un tipo di esperienza che ancora – almeno in Italia – registra un numero limitato di pratiche, peraltro connotate da difficoltà ed esiti incerti. AD ARTE. La casa si autorecupera a Trieste si configura come un processo, non come un semplice progetto; un’occasione per generare innovazione su una pluralità di fronti e livelli di politiche; un percorso in cui ogni passaggio ha sollecitato la riflessione degli attori in gioco, forzandoli a rivedere i propri strumenti e procedure. Si è trattato di un lavoro complesso, che ha richiesto un forte impegno da parte delle istituzioni non solo nel creare le condizioni legislative ed economiche necessarie alla sua implementazione, ma anche nell’abbandonare quegli approcci settoriali che a lungo hanno contraddistinto le politiche in materia (casa vs aiuti sociali ed economici; locazione vs proprietà; pubblico vs privato; …). L’attenzione dell’azione pubblica è stata così stimolata ad assumere un atteggiamento proattivo, aperto al coinvolgimento di diversi attori, competenze e risorse.

"AD ARTE. Il patrimonio residenziale pubblico si autorecupera a Trieste”

elena marchigiani
2017

Abstract

Oggi a Trieste, come in molti altri contesti nazionali ed europei, la domanda – crescente e sempre più articolata – di alloggi pubblici in locazione esprime una situazione di crisi complessa, in cui le precarietà economiche e lavorative si coniugano al tramonto degli assetti demografici e familiari tradizionali. La questione abitativa non solo torna a porsi come un osservatorio privilegiato sui cambiamenti in atto nella società, ma si offre come un importante campo di sperimentazione di nuove forme di azione pubblica e di welfare. In tale campo si colloca l’esperienza di autorecupero di immobili pubblici in corso nel capoluogo giuliano. Un tipo di esperienza che ancora – almeno in Italia – registra un numero limitato di pratiche, peraltro connotate da difficoltà ed esiti incerti. AD ARTE. La casa si autorecupera a Trieste si configura come un processo, non come un semplice progetto; un’occasione per generare innovazione su una pluralità di fronti e livelli di politiche; un percorso in cui ogni passaggio ha sollecitato la riflessione degli attori in gioco, forzandoli a rivedere i propri strumenti e procedure. Si è trattato di un lavoro complesso, che ha richiesto un forte impegno da parte delle istituzioni non solo nel creare le condizioni legislative ed economiche necessarie alla sua implementazione, ma anche nell’abbandonare quegli approcci settoriali che a lungo hanno contraddistinto le politiche in materia (casa vs aiuti sociali ed economici; locazione vs proprietà; pubblico vs privato; …). L’attenzione dell’azione pubblica è stata così stimolata ad assumere un atteggiamento proattivo, aperto al coinvolgimento di diversi attori, competenze e risorse.
9788899237127
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