L'era in cui viviamo è caratterizzata da una presenza pervasiva e a tratti invasiva della tecnologia, soprattutto quella legata alle ICT, ovvero le tecnologie della comunicazione e dell'informazione. Queste si traducono in prodotti sempre più piccoli e alla portata di tutti (quali gli smartphones) in grado di far interagire da remoto le persone, nonché quelli che fanno comunicare tra loro direttamente i dispositivi (es. Applicazioni domotiche e sistemi di comunicazione a distanza tra oggetti). Tutti questi dispositivi fanno spesso uso di materiali nuovi, basati su risorse, elementi non facili da reperire, e aventi, a fine vita, un elevato impatto ambientale, oltre che sociale. Materiali tecnologici quali pc e smartphones richiedono elementi sempre più rari, o la cui estrazione avviene spesso con forme di neocolonialismo. Si pensi al Coltan , elemento alla base della realizzazione dei telefoni cellulari nelle nostre tasche, per la cui estrazione vengono sfruttate comunità in diversi paesi dell'Africa con, spesso, la connivenza dei medesimi produttori di prodotti tecnologici. Ancora, la «fine vita» di tali prodotti è spesso molto breve, con problemi legati allo smaltimento di prodotti per i quali non esiste ancora una filiera del riciclaggio e del recupero, e che spesso vedono la loro destinazione in grandi discariche in paesi in via di sviluppo. Il contributo vuole essere una riflessione su tali argomenti, sulla situazione, i rischi e le possibili prospettive legate a un fenomeno, quello della presenza ormai costante dei prodotti «hi-tech», con particolare riferimento alle città, con rilevanti impatti e conflittualità.

Materiali tecnologici, risorse e conflitti. La sfida per la smart city

Borruso Giuseppe
;
Balletto Ginevra
2019

Abstract

L'era in cui viviamo è caratterizzata da una presenza pervasiva e a tratti invasiva della tecnologia, soprattutto quella legata alle ICT, ovvero le tecnologie della comunicazione e dell'informazione. Queste si traducono in prodotti sempre più piccoli e alla portata di tutti (quali gli smartphones) in grado di far interagire da remoto le persone, nonché quelli che fanno comunicare tra loro direttamente i dispositivi (es. Applicazioni domotiche e sistemi di comunicazione a distanza tra oggetti). Tutti questi dispositivi fanno spesso uso di materiali nuovi, basati su risorse, elementi non facili da reperire, e aventi, a fine vita, un elevato impatto ambientale, oltre che sociale. Materiali tecnologici quali pc e smartphones richiedono elementi sempre più rari, o la cui estrazione avviene spesso con forme di neocolonialismo. Si pensi al Coltan , elemento alla base della realizzazione dei telefoni cellulari nelle nostre tasche, per la cui estrazione vengono sfruttate comunità in diversi paesi dell'Africa con, spesso, la connivenza dei medesimi produttori di prodotti tecnologici. Ancora, la «fine vita» di tali prodotti è spesso molto breve, con problemi legati allo smaltimento di prodotti per i quali non esiste ancora una filiera del riciclaggio e del recupero, e che spesso vedono la loro destinazione in grandi discariche in paesi in via di sviluppo. Il contributo vuole essere una riflessione su tali argomenti, sulla situazione, i rischi e le possibili prospettive legate a un fenomeno, quello della presenza ormai costante dei prodotti «hi-tech», con particolare riferimento alle città, con rilevanti impatti e conflittualità.
978-88-3611-006-3
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