Molteplici sono le questioni, anche giuridiche, che le sempre più frequenti applicazioni dell'intelligenza artificiale sollevano. Fra queste, particolare attenzione meritano quelle relative al trattamento dei dati riferibili agli utenti. Invero, il rapporto tra AI e dati opera in due diverse direzioni. Da un lato, l’AI impara dai dati. Da altro lato, essa è in grado di generare dati ulteriori, inferiti o derivati. Fra i profili concernenti il rapporto tra AI e dati – intesi, non già come prodotto dell’attività posta in essere dall’entità tecnologica, ma come serie di input che la alimentano – vi è, ad esempio, quello relativo all’origine delle informazioni le quali, se raccolte e processate in grandi quantità, consentono la produzione di una pluralità di output – contenuti, previsioni, raccomandazioni, decisioni – capaci di influire sugli ambienti con cui interagiscono. Determinatane la provenienza, e stabilito che si tratta, per lo più, di informazioni riferite, almeno in un primo momento, a persone fisiche, spesso acquisite nel contesto o in occasione del compimento di operazioni (perlomeno) assimilabili a quelle contrattuali, occorre individuare, in particolare, i meccanismi in grado di proteggere gli interessi dei soggetti coinvolti, a partire dal momento della raccolta dei dati che li riguardano. Tali meccanismi vanno ricercati, in primis, all’interno del Reg. n. 2016/679 (GDPR), la cui disciplina si affianca a quella apprestata a tutela del contraente-consumatore, quando – nell’ambito di un rapporto contrattuale e, più nello specifico, di consumo – ne siano raccolti e trattati i dati; ciò indipendentemente dalla tecnologia di volta in volta impiegata.

Intelligenza artificiale e circolazione dei dati personali: basi giuridiche per il trattamento ed esigenze di tutela dell'utente-interessato

Tereza Pertot
2022-01-01

Abstract

Molteplici sono le questioni, anche giuridiche, che le sempre più frequenti applicazioni dell'intelligenza artificiale sollevano. Fra queste, particolare attenzione meritano quelle relative al trattamento dei dati riferibili agli utenti. Invero, il rapporto tra AI e dati opera in due diverse direzioni. Da un lato, l’AI impara dai dati. Da altro lato, essa è in grado di generare dati ulteriori, inferiti o derivati. Fra i profili concernenti il rapporto tra AI e dati – intesi, non già come prodotto dell’attività posta in essere dall’entità tecnologica, ma come serie di input che la alimentano – vi è, ad esempio, quello relativo all’origine delle informazioni le quali, se raccolte e processate in grandi quantità, consentono la produzione di una pluralità di output – contenuti, previsioni, raccomandazioni, decisioni – capaci di influire sugli ambienti con cui interagiscono. Determinatane la provenienza, e stabilito che si tratta, per lo più, di informazioni riferite, almeno in un primo momento, a persone fisiche, spesso acquisite nel contesto o in occasione del compimento di operazioni (perlomeno) assimilabili a quelle contrattuali, occorre individuare, in particolare, i meccanismi in grado di proteggere gli interessi dei soggetti coinvolti, a partire dal momento della raccolta dei dati che li riguardano. Tali meccanismi vanno ricercati, in primis, all’interno del Reg. n. 2016/679 (GDPR), la cui disciplina si affianca a quella apprestata a tutela del contraente-consumatore, quando – nell’ambito di un rapporto contrattuale e, più nello specifico, di consumo – ne siano raccolti e trattati i dati; ciò indipendentemente dalla tecnologia di volta in volta impiegata.
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