La tensione tra apertura e chiusura, tra il dentro e il fuori, è centrale nelle pratiche discorsive del movimento per i diritti delle persone con disagio mentale che ha contribuito all’approvazione della Legge 180 del 1978. L’apertura dell’ospedale psichiatrico alla città e alla società, per denunciarne le contraddizioni e le condizioni di degrado, era fondamentale per arrivare a chiuderlo come istituzione. La chiusura dell’istituzione totale era, a sua volta, necessaria per aprire la questione psichiatrica alla città, coinvolgendo la comunità in una responsabilità collettiva di cura. Oggi si ripensa il futuro dei parchi degli ex ospedali psichiatrici, luoghi la cui storia d’uso, nella forma dell’istituzione manicomiale, è stata chiusa nel segno di quella battaglia e di diritti faticosamente conquistati. All’architettura spetta il compito di riaprirli alla comunità in un modo nuovo: nel segno, se non della cura, di un “prendersi cura” condiviso e a garanzia di quei diritti che non vanno mai considerati come scontati, conquistati una volta per tutte, ma come patrimonio da tutelare e rafforzare.

La macchina narrativa di Franco Basaglia come progetto

Giuseppina Scavuzzo
2025-01-01

Abstract

La tensione tra apertura e chiusura, tra il dentro e il fuori, è centrale nelle pratiche discorsive del movimento per i diritti delle persone con disagio mentale che ha contribuito all’approvazione della Legge 180 del 1978. L’apertura dell’ospedale psichiatrico alla città e alla società, per denunciarne le contraddizioni e le condizioni di degrado, era fondamentale per arrivare a chiuderlo come istituzione. La chiusura dell’istituzione totale era, a sua volta, necessaria per aprire la questione psichiatrica alla città, coinvolgendo la comunità in una responsabilità collettiva di cura. Oggi si ripensa il futuro dei parchi degli ex ospedali psichiatrici, luoghi la cui storia d’uso, nella forma dell’istituzione manicomiale, è stata chiusa nel segno di quella battaglia e di diritti faticosamente conquistati. All’architettura spetta il compito di riaprirli alla comunità in un modo nuovo: nel segno, se non della cura, di un “prendersi cura” condiviso e a garanzia di quei diritti che non vanno mai considerati come scontati, conquistati una volta per tutte, ma come patrimonio da tutelare e rafforzare.
2025
978-88-229-2347-9
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