La recente approvazione della legge sull’autonomia differenziata ha prodotto un avanzamento sulla strada della differenziazione fra le Regioni italiane. Tale processo si avvia con la previsione dei nuovi enti regionali in Costituzione ma procede per tappe differenziate. Nel 1948 iniziano a esistere soltanto quattro delle cinque regioni a statuto speciale individuate, e la quinta quindici anni dopo. Nel 1970, in forza di un accordo fra forze politiche, vengono eletti i Consigli regionali della Regioni a statuto ordinario, ma le ritrosie dell’amministrazione centrale a concedere spazi e strumenti di lavoro e la discrasia fra evoluzione della società e condizione della macchina amministrativa impongono un lento avvio del funzionamento degli enti decentrati. Lentamente, però, l’organizzazione delle Regioni si sviluppa attraverso tappe segnate dalle grandi trasformazioni del Paese, quali la fine della Guerra fredda, l’esaurimento della cosiddetta Prima repubblica, la ripresa dei divari territoriali fra nord e sud, la riforma della salute pubblica, l’affermazione di forze politiche localiste nella parte settentrionale dell’Italia. In questo percorso gli spazi guadagnati sono sempre maggiori e sono sostenuti da riforme politiche nazionali. È all’interno di queste che si situano gli strumenti che portano alla richiesta di un’autonomia differenziata dopo che una legge nazionale tenta di applicare un riordino territoriale che interferisce con gli spazi propri delle amministrazioni regionali. Nonostante gli ostacoli, le Regioni appaiono destinate a ricavare sempre più spazi autonomi all’interno della macchina amministrativa italiana, con possibili effetti sulla coesione nazionale.
“Come ho vinto la guerra”. Autonomia differenziata, definitiva affermazione delle Regioni e la molto complicata loro ridiscussione sotto l’aspetto territoriale
Zilli, SergioPrimo
Conceptualization
2025-01-01
Abstract
La recente approvazione della legge sull’autonomia differenziata ha prodotto un avanzamento sulla strada della differenziazione fra le Regioni italiane. Tale processo si avvia con la previsione dei nuovi enti regionali in Costituzione ma procede per tappe differenziate. Nel 1948 iniziano a esistere soltanto quattro delle cinque regioni a statuto speciale individuate, e la quinta quindici anni dopo. Nel 1970, in forza di un accordo fra forze politiche, vengono eletti i Consigli regionali della Regioni a statuto ordinario, ma le ritrosie dell’amministrazione centrale a concedere spazi e strumenti di lavoro e la discrasia fra evoluzione della società e condizione della macchina amministrativa impongono un lento avvio del funzionamento degli enti decentrati. Lentamente, però, l’organizzazione delle Regioni si sviluppa attraverso tappe segnate dalle grandi trasformazioni del Paese, quali la fine della Guerra fredda, l’esaurimento della cosiddetta Prima repubblica, la ripresa dei divari territoriali fra nord e sud, la riforma della salute pubblica, l’affermazione di forze politiche localiste nella parte settentrionale dell’Italia. In questo percorso gli spazi guadagnati sono sempre maggiori e sono sostenuti da riforme politiche nazionali. È all’interno di queste che si situano gli strumenti che portano alla richiesta di un’autonomia differenziata dopo che una legge nazionale tenta di applicare un riordino territoriale che interferisce con gli spazi propri delle amministrazioni regionali. Nonostante gli ostacoli, le Regioni appaiono destinate a ricavare sempre più spazi autonomi all’interno della macchina amministrativa italiana, con possibili effetti sulla coesione nazionale.| File | Dimensione | Formato | |
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