Io vivo dentro l’esteriorizzazione di un sogno, nell’inspessimento osmotico del velo, non più impermeabile, che impediva una compenetrazione reciproca di ideali, comportamenti e urgenze culturali. Ti mostro lo spettacolo nascosto e ti invito a farne parte, a esplorare, sapendo di non essere giudicato in nome di una dimenticata fratellanza. Spia, assaggia, ruba gli umori, nasconditi anche se nessuno guarda. Io vivo la tua casa, non significa vivo in casa tua, innescando un’invasione dello spazio personale, ma vuole essere un progetto immaginario di rifondazione del concetto di proprietà e di condivisione, non solo di spazi ma anche delle profondità psichiche più intime, che mira ad espandere quel consolidato ma scardinabile limite, spesso non misurabile, che separa un interno privato dallo spazio pubblico. Il progetto introduce un sistema di appropriazione autogestita di spazi che comportano la dilatazione di tale limite. La configurazione spaziale del progetto non può, in questo caso, che risolversi nella consolidazione fisica di un apparato morfologicamente primitivo, dalla struttura intuitivamente riconoscibile, vincolata, anche se potenzialmente autoportante, alla fonte primaria che ne garantisce la funzionalità, ovvero il consolidato urbano. L’esplosione derivante dalla genesi del progetto, a partire da una singolarità iniziale paragonabile a uno stato di totale apatia, comporta inevitabilmente uno sversamento incontrollato di contenuti simbolici, di archetipi.

Io vivo la tua casa. Immagini archetipe per il risveglio dell’inconscio collettivo.

matteo zambon;Jacopo bonat
2025-01-01

Abstract

Io vivo dentro l’esteriorizzazione di un sogno, nell’inspessimento osmotico del velo, non più impermeabile, che impediva una compenetrazione reciproca di ideali, comportamenti e urgenze culturali. Ti mostro lo spettacolo nascosto e ti invito a farne parte, a esplorare, sapendo di non essere giudicato in nome di una dimenticata fratellanza. Spia, assaggia, ruba gli umori, nasconditi anche se nessuno guarda. Io vivo la tua casa, non significa vivo in casa tua, innescando un’invasione dello spazio personale, ma vuole essere un progetto immaginario di rifondazione del concetto di proprietà e di condivisione, non solo di spazi ma anche delle profondità psichiche più intime, che mira ad espandere quel consolidato ma scardinabile limite, spesso non misurabile, che separa un interno privato dallo spazio pubblico. Il progetto introduce un sistema di appropriazione autogestita di spazi che comportano la dilatazione di tale limite. La configurazione spaziale del progetto non può, in questo caso, che risolversi nella consolidazione fisica di un apparato morfologicamente primitivo, dalla struttura intuitivamente riconoscibile, vincolata, anche se potenzialmente autoportante, alla fonte primaria che ne garantisce la funzionalità, ovvero il consolidato urbano. L’esplosione derivante dalla genesi del progetto, a partire da una singolarità iniziale paragonabile a uno stato di totale apatia, comporta inevitabilmente uno sversamento incontrollato di contenuti simbolici, di archetipi.
2025
9791256870028
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