Il processo di deistituzionalizzazione in Italia ha rappresentato una lotta ancora visibile nei vasti complessi manicomiali e nelle loro architetture. Nonostante l'intento di promuovere una "logica del cambiamento", si è verificata una fase di abbandono, svuotamento e deterioramento di alcune strutture, che ha portato a confrontarsi con un passato doloroso e ingombrante e, talvolta, alla perdita irreversibile della memoria del luogo. Tuttavia, in alcuni casi, si è assistito alla "riattivazione" di tali spazi, attraverso concorsi e progetti per riqualificare le aree aperte e recuperare gli edifici, trasformandoli in sedi per il nuovo sistema sanitario, sale terapeutiche, uffici, biblioteche e archivi storici. Le aree verdi sono diventate parchi accessibili al pubblico e i giardini luoghi per attività motorie e giochi per bambini. L'innovazione principale risiede nella possibilità di accedere liberamente a questi luoghi non solo per scopi terapeutici, ma anche per visitare i musei dedicati alla storia della psichiatria e alla conservazione della memoria del luogo. Il seguente contributo, parte di una ricerca di dottorato, approfondisce nello specifico le realtà, confrontate a livello internazionale, in cui la cura della salute mentale si integra con questi luoghi di memoria che si aprono alla comunità attraverso varie forme di narrazione. Si esplorano casi in cui gli ex ospedali psichiatrici diventano luoghi di inclusione, cambiando la loro percezione in positivo pur mantenendo viva e visibile la loro storia. Questo processo porta nuovamente a riflettere sul tema della psichiatria con un approccio che valorizza l'apertura al mondo, in linea con le idee introdotte durante il periodo basagliano, mentre in altri contesti emerge come la concezione di un progetto museale integrato con il mondo psichiatrico ha reso evidente la dimensione marginale del manicomio alla comunità, suscitando riflessioni sul passato e il futuro di queste strutture per la cura.

I musei della mente: convivere con una memoria scomoda.

Martina Di Prisco
2026-01-01

Abstract

Il processo di deistituzionalizzazione in Italia ha rappresentato una lotta ancora visibile nei vasti complessi manicomiali e nelle loro architetture. Nonostante l'intento di promuovere una "logica del cambiamento", si è verificata una fase di abbandono, svuotamento e deterioramento di alcune strutture, che ha portato a confrontarsi con un passato doloroso e ingombrante e, talvolta, alla perdita irreversibile della memoria del luogo. Tuttavia, in alcuni casi, si è assistito alla "riattivazione" di tali spazi, attraverso concorsi e progetti per riqualificare le aree aperte e recuperare gli edifici, trasformandoli in sedi per il nuovo sistema sanitario, sale terapeutiche, uffici, biblioteche e archivi storici. Le aree verdi sono diventate parchi accessibili al pubblico e i giardini luoghi per attività motorie e giochi per bambini. L'innovazione principale risiede nella possibilità di accedere liberamente a questi luoghi non solo per scopi terapeutici, ma anche per visitare i musei dedicati alla storia della psichiatria e alla conservazione della memoria del luogo. Il seguente contributo, parte di una ricerca di dottorato, approfondisce nello specifico le realtà, confrontate a livello internazionale, in cui la cura della salute mentale si integra con questi luoghi di memoria che si aprono alla comunità attraverso varie forme di narrazione. Si esplorano casi in cui gli ex ospedali psichiatrici diventano luoghi di inclusione, cambiando la loro percezione in positivo pur mantenendo viva e visibile la loro storia. Questo processo porta nuovamente a riflettere sul tema della psichiatria con un approccio che valorizza l'apertura al mondo, in linea con le idee introdotte durante il periodo basagliano, mentre in altri contesti emerge come la concezione di un progetto museale integrato con il mondo psichiatrico ha reso evidente la dimensione marginale del manicomio alla comunità, suscitando riflessioni sul passato e il futuro di queste strutture per la cura.
2026
9788846774651
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