L’articolo analizza le trasformazioni della comunicazione politica nell’epoca della spettacolarizzazione, mettendo in luce il progressivo avvicinamento del discorso pubblico ai format dell’intrattenimento. L’accelerazione dei ritmi comunicativi, la riduzione dei tempi di attenzione e la pressione degli algoritmi favoriscono stili basati su brevità, sorpresa e conflitto, con effetti rilevanti sulla qualità del dibattito democratico. In questo contesto, la politica rischia di scivolare dal dialogo argomentato al duello spettacolare, dove l’obiettivo non è il confronto delle idee ma la delegittimazione dell’interlocutore e la polarizzazione del pubblico. L’articolo mostra come questa deriva non sia solo responsabilità degli attori politici, ma coinvolga il pubblico stesso, le logiche mediatiche e le aspettative culturali diffuse. A partire dal *Manifesto della Comunicazione non Ostile*, vengono evidenziate le implicazioni etiche, educative e politiche dei linguaggi utilizzati nello spazio pubblico, sottolineando la funzione esemplare della comunicazione in contesti istituzionali. La riflessione si conclude richiamando la responsabilità di chi opera nella politica nel curare stili comunicativi capaci di sottrarsi alle semplificazioni dello spettacolo, contribuendo alla costruzione di una cultura del confronto rispettoso e orientato al bene comune.
Comunicare la politica / Grandi, Giovanni. - STAMPA. - (2026), pp. 75-84.
Comunicare la politica
Giovanni Grandi
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza le trasformazioni della comunicazione politica nell’epoca della spettacolarizzazione, mettendo in luce il progressivo avvicinamento del discorso pubblico ai format dell’intrattenimento. L’accelerazione dei ritmi comunicativi, la riduzione dei tempi di attenzione e la pressione degli algoritmi favoriscono stili basati su brevità, sorpresa e conflitto, con effetti rilevanti sulla qualità del dibattito democratico. In questo contesto, la politica rischia di scivolare dal dialogo argomentato al duello spettacolare, dove l’obiettivo non è il confronto delle idee ma la delegittimazione dell’interlocutore e la polarizzazione del pubblico. L’articolo mostra come questa deriva non sia solo responsabilità degli attori politici, ma coinvolga il pubblico stesso, le logiche mediatiche e le aspettative culturali diffuse. A partire dal *Manifesto della Comunicazione non Ostile*, vengono evidenziate le implicazioni etiche, educative e politiche dei linguaggi utilizzati nello spazio pubblico, sottolineando la funzione esemplare della comunicazione in contesti istituzionali. La riflessione si conclude richiamando la responsabilità di chi opera nella politica nel curare stili comunicativi capaci di sottrarsi alle semplificazioni dello spettacolo, contribuendo alla costruzione di una cultura del confronto rispettoso e orientato al bene comune.Pubblicazioni consigliate
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