Il contributo propone una rilettura contemporanea di *L’Oriente e l’Occidente* di Nikolaj Berdjaev, a distanza di oltre vent’anni da una precedente ripubblicazione del testo, collocandola nel mutato scenario storico, politico e culturale del presente. Muovendo dalla domanda – eminentemente simbolica e non geografica – se la Russia sia Oriente o Occidente, l’articolo interpreta la proposta di Berdjaev come una *Weltanschauung* cristiana orientata escatologicamente, che assume Gerusalemme, più che Atene, come origine profonda della comprensione della storia. In dialogo con Jacques Maritain, viene messo in luce il nesso tra individualismo immanentista, collettivismo e derive totalitarie, attraverso la tesi berdjaeviana secondo cui il comunismo russo rappresenterebbe una “caricatura apocalittica” della civiltà occidentale atea. Ne emerge una provocatoria lettura del totalitarismo come esito maturo dell’individualismo storico-pragmatico, in cui la “tirannia sociale” appare come il suo rovescio necessario. L’analisi si confronta infine con il tempo presente – dalla guerra ai confini dell’Europa alla crisi della democrazia – senza rinunciare a una prospettiva di speranza, recuperando l’orizzonte della “nuova Gerusalemme” come chiave per leggere le ambivalenze della storia. In omaggio allo stile aperto e non sistematico di Berdjaev e ai “capitoli oriental-occidentali” di Gorazd Kocijančič, il testo si presenta come una riflessione esplorativa, che intreccia filosofia, teologia e interpretazione del presente.
Rileggendo L'Orient e l'Occident / Grandi, G.. - STAMPA. - (2026), pp. 243-253.
Rileggendo L'Orient e l'Occident
Giovanni Grandi
2026-01-01
Abstract
Il contributo propone una rilettura contemporanea di *L’Oriente e l’Occidente* di Nikolaj Berdjaev, a distanza di oltre vent’anni da una precedente ripubblicazione del testo, collocandola nel mutato scenario storico, politico e culturale del presente. Muovendo dalla domanda – eminentemente simbolica e non geografica – se la Russia sia Oriente o Occidente, l’articolo interpreta la proposta di Berdjaev come una *Weltanschauung* cristiana orientata escatologicamente, che assume Gerusalemme, più che Atene, come origine profonda della comprensione della storia. In dialogo con Jacques Maritain, viene messo in luce il nesso tra individualismo immanentista, collettivismo e derive totalitarie, attraverso la tesi berdjaeviana secondo cui il comunismo russo rappresenterebbe una “caricatura apocalittica” della civiltà occidentale atea. Ne emerge una provocatoria lettura del totalitarismo come esito maturo dell’individualismo storico-pragmatico, in cui la “tirannia sociale” appare come il suo rovescio necessario. L’analisi si confronta infine con il tempo presente – dalla guerra ai confini dell’Europa alla crisi della democrazia – senza rinunciare a una prospettiva di speranza, recuperando l’orizzonte della “nuova Gerusalemme” come chiave per leggere le ambivalenze della storia. In omaggio allo stile aperto e non sistematico di Berdjaev e ai “capitoli oriental-occidentali” di Gorazd Kocijančič, il testo si presenta come una riflessione esplorativa, che intreccia filosofia, teologia e interpretazione del presente.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Festschrift_Grandi.pdf
Accesso chiuso
Tipologia:
Documento in Versione Editoriale
Licenza:
Copyright Editore
Dimensione
985.92 kB
Formato
Adobe PDF
|
985.92 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


