Il testo analizza il passaggio da una concezione tradizionale del paesaggio come entità immutabile a una visione contemporanea che lo riconosce come sistema dinamico e trasformativo, fortemente influenzato dall’azione umana. A partire dalle riflessioni di Georg Simmel sui paesaggi di Böcklin, viene messa in discussione l’idea di un paesaggio atemporale e aspaziale, evidenziandone invece la natura complessa e in continuo divenire. Il concetto di “paesaggi [im]possibili” propone scenari futuri basati su una coesistenza non antropocentrica tra uomo e natura, in cui l’architettura assume forme ibride, ruderali e aperte, perdendo i confini tradizionali e integrandosi in processi evolutivi simili a quelli naturali. Ne deriva una ridefinizione dello spazio, della proprietà e dell’abitare, orientata verso modelli collettivi, inclusivi e adattivi, in cui l’esperienza e la partecipazione sostituiscono le categorie statiche e normative del paesaggio convenzionale.
Paesaggi (im)possibili
Matteo Zambon
;Jacopo Bonat
2026-01-01
Abstract
Il testo analizza il passaggio da una concezione tradizionale del paesaggio come entità immutabile a una visione contemporanea che lo riconosce come sistema dinamico e trasformativo, fortemente influenzato dall’azione umana. A partire dalle riflessioni di Georg Simmel sui paesaggi di Böcklin, viene messa in discussione l’idea di un paesaggio atemporale e aspaziale, evidenziandone invece la natura complessa e in continuo divenire. Il concetto di “paesaggi [im]possibili” propone scenari futuri basati su una coesistenza non antropocentrica tra uomo e natura, in cui l’architettura assume forme ibride, ruderali e aperte, perdendo i confini tradizionali e integrandosi in processi evolutivi simili a quelli naturali. Ne deriva una ridefinizione dello spazio, della proprietà e dell’abitare, orientata verso modelli collettivi, inclusivi e adattivi, in cui l’esperienza e la partecipazione sostituiscono le categorie statiche e normative del paesaggio convenzionale.Pubblicazioni consigliate
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