L’articolo analizza la complessa dualità tra l'uomo che vive, Ettore Schmitz, e l'uomo che scrive, Italo Svevo, definendo il cosiddetto "caso Svevo" come un esempio emblematico di homo duplex. Nel saggio viene così delineato il contrasto tra la figura del commerciante triestino ben inserito nel mondo degli affari e l'analista inesorabile del cuore umano che emerge solo nella scrittura. Inoltre, viene esplorato come Schmitz abbia cercato di mantenere separati questi due sé, utilizzando lo pseudonimo inizialmente come precauzione sociale, per poi trasformarlo nel fondamento di un "sé contemplativo". L'analisi si estende poi ai protagonisti dei suoi romanzi — Alfonso Nitti, Emilio Brentani e infine Zeno Cosini — evidenziando come essi riflettano le fasi biologiche dell'autore e il suo dissidio interiore tra realtà opprimente e immaginazione. Il saggio conclude che per Schmitz-Svevo la scrittura non è solo un esercizio letterario, ma una conditio sine qua non dell'esistenza: un atto di raccoglimento solitario che permette di "letteraturizzare" la vita, salvandola dall'oblio e dal grigiore della realtà quotidiana.

La solitudine di Ettore Schmitz e il suo doppio nella scrittura / Piras, Tiziana. - STAMPA. - 21:(2025), pp. 85-94.

La solitudine di Ettore Schmitz e il suo doppio nella scrittura

Tiziana Piras
2025-01-01

Abstract

L’articolo analizza la complessa dualità tra l'uomo che vive, Ettore Schmitz, e l'uomo che scrive, Italo Svevo, definendo il cosiddetto "caso Svevo" come un esempio emblematico di homo duplex. Nel saggio viene così delineato il contrasto tra la figura del commerciante triestino ben inserito nel mondo degli affari e l'analista inesorabile del cuore umano che emerge solo nella scrittura. Inoltre, viene esplorato come Schmitz abbia cercato di mantenere separati questi due sé, utilizzando lo pseudonimo inizialmente come precauzione sociale, per poi trasformarlo nel fondamento di un "sé contemplativo". L'analisi si estende poi ai protagonisti dei suoi romanzi — Alfonso Nitti, Emilio Brentani e infine Zeno Cosini — evidenziando come essi riflettano le fasi biologiche dell'autore e il suo dissidio interiore tra realtà opprimente e immaginazione. Il saggio conclude che per Schmitz-Svevo la scrittura non è solo un esercizio letterario, ma una conditio sine qua non dell'esistenza: un atto di raccoglimento solitario che permette di "letteraturizzare" la vita, salvandola dall'oblio e dal grigiore della realtà quotidiana.
2025
978-88-3613-654-4
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