Questo capitolo esplora la percezione e la concettualizzazione della vecchiaia nel mondo arabo attraverso un'analisi semantica del suo vocabolario. Inserito all'interno di un volume dedicato ai processi di invecchiamento in contesti ad alta complessità socioculturale e linguistica, lo studio si concentra specificamente sull'evoluzione e sugli usi del termine arabo šayḫ (e il suo femminile šayḫa). Sebbene il significato denotativo primario indichi una persona anziana, l'autore evidenzia come il termine assuma valenze connotative profondamente positive, fungendo da titolo onorifico associato a nobiltà, autorità (capo tribù o villaggio), maestria e saggezza. Il saggio traccia inoltra l'uso di questo termine e di altri vocaboli (come il persiano pīr o il berbero afqir) all'interno del sufismo e di varie "lingue islamiche", dove tali parole arrivano a indicare la guida spirituale o persino il santo. L'analisi si estende anche all'uso sociale di titoli di rispetto come ḥāğğ/a (pellegrino/a), dimostrando il forte legame tra età matura e prestigio religioso. Infine, parallelamente a questi aspetti di saggezza e onorabilità, lo studio ricorda che la lingua araba possiede anche un repertorio lessicale che mette in luce la fragilità della vecchiaia, descrivendo il decadimento fisico e mentale talvolta con accezioni spregiative.
Nobiltà, saggezza e fragilità: l’anziano e la sua definizione nel vocabolario arabo / Salvaggio, Federico. - STAMPA. - (2022), pp. 41-48.
Nobiltà, saggezza e fragilità: l’anziano e la sua definizione nel vocabolario arabo
Federico Salvaggio
2022-01-01
Abstract
Questo capitolo esplora la percezione e la concettualizzazione della vecchiaia nel mondo arabo attraverso un'analisi semantica del suo vocabolario. Inserito all'interno di un volume dedicato ai processi di invecchiamento in contesti ad alta complessità socioculturale e linguistica, lo studio si concentra specificamente sull'evoluzione e sugli usi del termine arabo šayḫ (e il suo femminile šayḫa). Sebbene il significato denotativo primario indichi una persona anziana, l'autore evidenzia come il termine assuma valenze connotative profondamente positive, fungendo da titolo onorifico associato a nobiltà, autorità (capo tribù o villaggio), maestria e saggezza. Il saggio traccia inoltra l'uso di questo termine e di altri vocaboli (come il persiano pīr o il berbero afqir) all'interno del sufismo e di varie "lingue islamiche", dove tali parole arrivano a indicare la guida spirituale o persino il santo. L'analisi si estende anche all'uso sociale di titoli di rispetto come ḥāğğ/a (pellegrino/a), dimostrando il forte legame tra età matura e prestigio religioso. Infine, parallelamente a questi aspetti di saggezza e onorabilità, lo studio ricorda che la lingua araba possiede anche un repertorio lessicale che mette in luce la fragilità della vecchiaia, descrivendo il decadimento fisico e mentale talvolta con accezioni spregiative.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Salvaggio Nobiltà, saggezza e fragilità.pdf
Accesso chiuso
Descrizione: capitolo con frontespizio e indice del volume
Tipologia:
Documento in Versione Editoriale
Licenza:
Copyright Editore
Dimensione
1.16 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.16 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


