L’essere umano si sperimenta da sempre in una molteplice scissione tra interiore ed esteriore, io e altro, corpo e spirito. Ma, osservandoci attentamente, percepiamo una sorta di rovesciamento, rispetto al sapere immediato: ciò che mi è più intimo, mi appare il più estraneo; il mio corpo non esaurisce la mia identità; lo spirito è pressoché indicibile, mancandoci oggi il significato stesso. Una tale scissione fatica a comporsi in un’armonizzazione riuscita e, allo stesso tempo, riverbera una frattura più grande, quella rispetto all’originario, il mistero dell’essere. Siamo dunque viventi, separati dall’origine, curiosi di attingere all’inesauribilità del principio. Facciamo, infatti, l’esperienza personale di essere, di volta in volta, fuori di noi (come nell’amore o nella disperazione) o di stare in noi (pacificati in un buon equilibrio). Eppure proprio la centratura è eccentrica, non la dominiamo, essa ci costituisce come il potere che ci fa essere. Proviamo quindi a indagare chi siamo nella dimensione dell’estasi, che esprime insieme la nostra esistenza, che non si pone da sé, e la pienezza d’essere, che cerchiamo come felicità di vita.
In sé, fuori di sé. Considerazioni sulla condizione umana estatica / Cislaghi, A.. - 76:(In corso di stampa), pp. 843-867.
In sé, fuori di sé. Considerazioni sulla condizione umana estatica
Alessandra Cislaghi
In corso di stampa
Abstract
L’essere umano si sperimenta da sempre in una molteplice scissione tra interiore ed esteriore, io e altro, corpo e spirito. Ma, osservandoci attentamente, percepiamo una sorta di rovesciamento, rispetto al sapere immediato: ciò che mi è più intimo, mi appare il più estraneo; il mio corpo non esaurisce la mia identità; lo spirito è pressoché indicibile, mancandoci oggi il significato stesso. Una tale scissione fatica a comporsi in un’armonizzazione riuscita e, allo stesso tempo, riverbera una frattura più grande, quella rispetto all’originario, il mistero dell’essere. Siamo dunque viventi, separati dall’origine, curiosi di attingere all’inesauribilità del principio. Facciamo, infatti, l’esperienza personale di essere, di volta in volta, fuori di noi (come nell’amore o nella disperazione) o di stare in noi (pacificati in un buon equilibrio). Eppure proprio la centratura è eccentrica, non la dominiamo, essa ci costituisce come il potere che ci fa essere. Proviamo quindi a indagare chi siamo nella dimensione dell’estasi, che esprime insieme la nostra esistenza, che non si pone da sé, e la pienezza d’essere, che cerchiamo come felicità di vita.Pubblicazioni consigliate
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