l paragrafo ricostruisce l’etica pubblica come principio con un fondamento costituzionale esplicito negli artt. 54, 97 e 98 Cost. Ne esamina il profilo soggettivo, cioè i doveri di comportamento dei pubblici agenti, e quello organizzativo, cioè l’integrità degli apparati. Distingue poi tre piani che si integrano: etica, deontologia e diritto. Separa inoltre la corruzione in senso proprio dalla più ampia maladministration. Muovendo dai limiti della «retorica dell’efficienza», il contributo propone il modello delle «quattro E»: efficienza, efficacia ed economicità sono affiancate dall’etica, intesa come dimensione costitutiva e non aggiuntiva dell’agire amministrativo. Su questa base analizza le due aree critiche dell’etica pubblica. La prima riguarda il rapporto tra sfera privata e funzione pubblica (conflitto di interessi, astensione, pantouflage). La seconda riguarda il rapporto tra politica e amministrazione, con particolare attenzione allo spoils system. Il contributo segue quindi il passaggio dalla logica repressiva a quella preventiva: gestione del rischio, PNA e PTPCT, whistleblowing (d.lgs. n. 24/2023), integrazione con il ciclo della performance e con l’antiriciclaggio. Esamina anche il ruolo dei controlli della Corte dei conti alla luce della l. n. 1/2026. Si sofferma infine sul PIAO e sulla nozione di valore pubblico, di cui discute criticamente l’autonomia prescrittiva, e sulle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dagli standard internazionali di integrità (OCSE, GRECO). La conclusione è che gli strumenti operativi possono cambiare, mentre il parametro costituzionale che essi attuano resta fermo. Il rischio da evitare è una burocratizzazione dell’etica, anziché la sua promozione.
Parte I, Cap. 1, § 6 - Etica pubblica / Iacopino, A.. - (2026), pp. 83-95.
Parte I, Cap. 1, § 6 - Etica pubblica
Iacopino
2026-01-01
Abstract
l paragrafo ricostruisce l’etica pubblica come principio con un fondamento costituzionale esplicito negli artt. 54, 97 e 98 Cost. Ne esamina il profilo soggettivo, cioè i doveri di comportamento dei pubblici agenti, e quello organizzativo, cioè l’integrità degli apparati. Distingue poi tre piani che si integrano: etica, deontologia e diritto. Separa inoltre la corruzione in senso proprio dalla più ampia maladministration. Muovendo dai limiti della «retorica dell’efficienza», il contributo propone il modello delle «quattro E»: efficienza, efficacia ed economicità sono affiancate dall’etica, intesa come dimensione costitutiva e non aggiuntiva dell’agire amministrativo. Su questa base analizza le due aree critiche dell’etica pubblica. La prima riguarda il rapporto tra sfera privata e funzione pubblica (conflitto di interessi, astensione, pantouflage). La seconda riguarda il rapporto tra politica e amministrazione, con particolare attenzione allo spoils system. Il contributo segue quindi il passaggio dalla logica repressiva a quella preventiva: gestione del rischio, PNA e PTPCT, whistleblowing (d.lgs. n. 24/2023), integrazione con il ciclo della performance e con l’antiriciclaggio. Esamina anche il ruolo dei controlli della Corte dei conti alla luce della l. n. 1/2026. Si sofferma infine sul PIAO e sulla nozione di valore pubblico, di cui discute criticamente l’autonomia prescrittiva, e sulle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dagli standard internazionali di integrità (OCSE, GRECO). La conclusione è che gli strumenti operativi possono cambiare, mentre il parametro costituzionale che essi attuano resta fermo. Il rischio da evitare è una burocratizzazione dell’etica, anziché la sua promozione.| File | Dimensione | Formato | |
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