Nel corso dell’edizione di una cronaca quattrocentesca sinora non pubblicata, la Storia della città di Ferrara dal suo principio sino all’anno 1471, ho incontrato alcuni accenni di notevole interesse su materiale archivistico estense. L’autore dell’opera, un notaio che rivestiva incarichi amministrativi all’interno della cancelleria ducale, nell’elencare i mirabolanti scambi di doni intercorsi nel 1471 tra Paolo II e il novello duca Borso d’Este, afferma: «Et io Ugo de’ Calefini da Ferrara notaro, filius quondam de Recevuto de Caleffini, che per suo thesaurero fui, te certifico tute dicte cosse per haverle vedute et intese». Durante il ducato di Ercole, Caleffini venne impiegato come registratore nell’ufficio della Spenderia ducale e pure come cancelliere, ed è pertanto verosimile che accedesse a materiale documentario conservato presso gli uffici. Ma se la supposizione è banale, il testo della Storia offre ben più di un indizio in tale senso. Ad esempio, dopo aver riprodotto sotto la data del 1347 una lista di nomi, dichiara: «furono ribelli del soprascritto signor Obizo, como appare ad un libro dela Camera Ducale 1347, scripto di sopra: “Canevaro a 258 et a 259”» (BNCFi, Magl. XXV. 39, c. 17v). Di questo, come di altri libri citati dal Caleffini, non è più rimasta traccia. Il saggio si ripromette di fornire spunti sia sull’archivio perduto, sia sulla frequentazione fisica dei suoi spazi per fini non puramente amministrativi.

Registri perduti della Camera Ducale estense: la ‘Storia della città di Ferrara’ del notaio Ugo Caleffini e il suo accesso alla libraria della Camera

SALETTI, BEATRICE
2015

Abstract

Nel corso dell’edizione di una cronaca quattrocentesca sinora non pubblicata, la Storia della città di Ferrara dal suo principio sino all’anno 1471, ho incontrato alcuni accenni di notevole interesse su materiale archivistico estense. L’autore dell’opera, un notaio che rivestiva incarichi amministrativi all’interno della cancelleria ducale, nell’elencare i mirabolanti scambi di doni intercorsi nel 1471 tra Paolo II e il novello duca Borso d’Este, afferma: «Et io Ugo de’ Calefini da Ferrara notaro, filius quondam de Recevuto de Caleffini, che per suo thesaurero fui, te certifico tute dicte cosse per haverle vedute et intese». Durante il ducato di Ercole, Caleffini venne impiegato come registratore nell’ufficio della Spenderia ducale e pure come cancelliere, ed è pertanto verosimile che accedesse a materiale documentario conservato presso gli uffici. Ma se la supposizione è banale, il testo della Storia offre ben più di un indizio in tale senso. Ad esempio, dopo aver riprodotto sotto la data del 1347 una lista di nomi, dichiara: «furono ribelli del soprascritto signor Obizo, como appare ad un libro dela Camera Ducale 1347, scripto di sopra: “Canevaro a 258 et a 259”» (BNCFi, Magl. XXV. 39, c. 17v). Di questo, come di altri libri citati dal Caleffini, non è più rimasta traccia. Il saggio si ripromette di fornire spunti sia sull’archivio perduto, sia sulla frequentazione fisica dei suoi spazi per fini non puramente amministrativi.
9788867284573
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