La pericardite costrittiva è una patologia cronica del pericardio che determina un ostacolo al riempimento delle camere cardiache e scompenso cardiaco. Il quadro clinico è aspecifico e la diagnosi differenziale comprende le malattie del miocardio, in particolare la cardiomiopatia restrittiva. L’iter diagnostico prevede come indagine di primo livello l’ecocardiografia, che rafforza il sospetto diagnostico quando vengano dimostrate alcune anomalie peculiari, quali le accentuate variazioni respiratorie del setto interventricolare e delle velocità di flusso al Doppler transmitralico, tricuspidale e venoso epatico e la normale velocità di rilasciamento protodiastolico al Doppler tissutale. Tali reperti sono espressione dell’accentuata interdipendenza ventricolare e della dissociazione tra le pressioni intratoracica ed intracardiaca tipiche della patologia. L’imaging radiologico (tomografia computerizzata e risonanza magnetica) è utile nel dimostrare la presenza di alterazioni strutturali del pericardio, mentre lo studio emodinamico invasivo è indicato nei casi di incertezza diagnostica e nella valutazione della severità delle alterazioni emodinamiche, specie con potenziali indicazioni chirurgiche. L’intervento di pericardiectomia è indicato nei pazienti sintomatici con diagnosi certa ed è in grado di migliorare i sintomi e la prognosi, anche se gravato da significativa mortalità.

Inquadramento e gestione della pericardite costrittiva: revisione critica

PINAMONTI, BRUNO;DE LUCA, ANTONIO;PROCLEMER, ALBERTO;MOREA, GAETANO;VITRELLA, GIANCARLO;SINAGRA, GIANFRANCO
2016

Abstract

La pericardite costrittiva è una patologia cronica del pericardio che determina un ostacolo al riempimento delle camere cardiache e scompenso cardiaco. Il quadro clinico è aspecifico e la diagnosi differenziale comprende le malattie del miocardio, in particolare la cardiomiopatia restrittiva. L’iter diagnostico prevede come indagine di primo livello l’ecocardiografia, che rafforza il sospetto diagnostico quando vengano dimostrate alcune anomalie peculiari, quali le accentuate variazioni respiratorie del setto interventricolare e delle velocità di flusso al Doppler transmitralico, tricuspidale e venoso epatico e la normale velocità di rilasciamento protodiastolico al Doppler tissutale. Tali reperti sono espressione dell’accentuata interdipendenza ventricolare e della dissociazione tra le pressioni intratoracica ed intracardiaca tipiche della patologia. L’imaging radiologico (tomografia computerizzata e risonanza magnetica) è utile nel dimostrare la presenza di alterazioni strutturali del pericardio, mentre lo studio emodinamico invasivo è indicato nei casi di incertezza diagnostica e nella valutazione della severità delle alterazioni emodinamiche, specie con potenziali indicazioni chirurgiche. L’intervento di pericardiectomia è indicato nei pazienti sintomatici con diagnosi certa ed è in grado di migliorare i sintomi e la prognosi, anche se gravato da significativa mortalità.
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