Questo studio riguarda l'opera di Italo Calvino, Primo Levi e Paolo Volponi e coinvolge, esaminando l’ampio spettro dell’interdisciplinarità scienza-letteratura, una serie di nodi tematici tra loro interconnessi, quali sono la memetica, l’ecologia, la fantascienza soprattutto nella sua accezione di estrapolazione sociale e tecnologica e, in un certo senso, quale summa delle due tematiche precedenti. Il primo capitolo inizia con un’introduzione alla memetica, intesa come disciplina che studia il rapporto (in termini di analogia e di reciproca influenza) tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale. In una prospettiva memetica (ma già ecologica/ecocritica) la facoltà del linguaggio e la predisposizione dell’animale-uomo per la narratività e conseguentemente per la letteratura, sono biologicamente fondate (e quindi sottoposte a meccanicistica selezione naturale) ma al contempo consapevolmente guidate da un’evoluzione che a differenza di quella biologica, è eminentemente lamarckiana. In questo senso, la letteratura e la sua funzione primaria, quella retorica, per essere etiche devono essere orientate alla sopravvivenza della specie (o a un’alternativa accettabile). Il capitolo prosegue con un’analisi di quelle opere o brani nei quali i tre autori parlano di trasmissione culturale in termini biologici o viceversa; di letteratura come strumento di sopravvivenza della specie; di trasmissione memetica inter- o intra-specifica; di ereditarietà dei caratteri culturali e non fisici come elemento primario dell’uomo e quindi della possibilità che “macchine migliori di noi” ci sopravvivano. Il secondo capitolo offre una lettura ecocritica delle opere di Calvino, Levi e Volponi, soffermandosi in particolare sulle nozioni di antropocentrismo e anti-antropocentrismo come caratterizzanti gli scritti dei tre autori a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. Al centro dell’analisi vi sono da un lato l’attenzione dei tre autori per la crisi ambientale e antropologica frutto di un’economia industriale che si qualifica come sopraffazione e rapina della natura, dall’altro l’interesse e l’empatia per l’alterità animale, e per l’uomo stesso come animale. Il terzo capitolo prende in considerazione il rapporto dei tre autori con la scienza (in particolare quella delle anomalie) e con la fantascienza. Tratta di alcune problematiche definitorie della fantascienza – nella consapevolezza che, quasi fosse sottoposto più di altri a una dinamica di selezione culturale, la sua caratteristica principale è la mutazione – e vaglia l’ascrizione di alcune delle opere dei suddetti autori a questo tipo di letteratura e il rapporto di tali opere In conclusione, si propone una lettura complessiva dei tre precedenti alla luce del postumanesimo, ipotizzando per i tre autori oggetto di studio una collocazione in una cultura postumanistica ante litteram.

Macchine migliori di noi. Calvino, Levi e Volponi tra memetica, ecologia e fantascienza.

BERTI, JACOPO
2017-05-22

Abstract

Questo studio riguarda l'opera di Italo Calvino, Primo Levi e Paolo Volponi e coinvolge, esaminando l’ampio spettro dell’interdisciplinarità scienza-letteratura, una serie di nodi tematici tra loro interconnessi, quali sono la memetica, l’ecologia, la fantascienza soprattutto nella sua accezione di estrapolazione sociale e tecnologica e, in un certo senso, quale summa delle due tematiche precedenti. Il primo capitolo inizia con un’introduzione alla memetica, intesa come disciplina che studia il rapporto (in termini di analogia e di reciproca influenza) tra evoluzione biologica ed evoluzione culturale. In una prospettiva memetica (ma già ecologica/ecocritica) la facoltà del linguaggio e la predisposizione dell’animale-uomo per la narratività e conseguentemente per la letteratura, sono biologicamente fondate (e quindi sottoposte a meccanicistica selezione naturale) ma al contempo consapevolmente guidate da un’evoluzione che a differenza di quella biologica, è eminentemente lamarckiana. In questo senso, la letteratura e la sua funzione primaria, quella retorica, per essere etiche devono essere orientate alla sopravvivenza della specie (o a un’alternativa accettabile). Il capitolo prosegue con un’analisi di quelle opere o brani nei quali i tre autori parlano di trasmissione culturale in termini biologici o viceversa; di letteratura come strumento di sopravvivenza della specie; di trasmissione memetica inter- o intra-specifica; di ereditarietà dei caratteri culturali e non fisici come elemento primario dell’uomo e quindi della possibilità che “macchine migliori di noi” ci sopravvivano. Il secondo capitolo offre una lettura ecocritica delle opere di Calvino, Levi e Volponi, soffermandosi in particolare sulle nozioni di antropocentrismo e anti-antropocentrismo come caratterizzanti gli scritti dei tre autori a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. Al centro dell’analisi vi sono da un lato l’attenzione dei tre autori per la crisi ambientale e antropologica frutto di un’economia industriale che si qualifica come sopraffazione e rapina della natura, dall’altro l’interesse e l’empatia per l’alterità animale, e per l’uomo stesso come animale. Il terzo capitolo prende in considerazione il rapporto dei tre autori con la scienza (in particolare quella delle anomalie) e con la fantascienza. Tratta di alcune problematiche definitorie della fantascienza – nella consapevolezza che, quasi fosse sottoposto più di altri a una dinamica di selezione culturale, la sua caratteristica principale è la mutazione – e vaglia l’ascrizione di alcune delle opere dei suddetti autori a questo tipo di letteratura e il rapporto di tali opere In conclusione, si propone una lettura complessiva dei tre precedenti alla luce del postumanesimo, ipotizzando per i tre autori oggetto di studio una collocazione in una cultura postumanistica ante litteram.
BENUSSI, MARIA CRISTINA
28
2014/2015
Settore L-FIL-LET/10 - Letteratura Italiana
Università degli Studi di Trieste
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