La presente ricerca si focalizza sulle petizioni per le Indie (Litterae indipetae) scritte da gesuiti che si candidavano per le missioni oltremare, con particolare attenzione per coloro che ambivano alla destinazione cinese o giapponese. Limitando la ricerca ai due generalati di González e Tamburini (1687–1730) e sull’Assistenza d’Italia, analizzeremo oltre un migliaio di indipetae tentando di gettare luce sui molteplici fattori che entravano in gioco quando si trattava di selezionare un candidato per le missioni gesuite. Nel Capitolo 1 ci si concentra sul documento indipeta per sé (struttura, vocabolario, costanti o al contrario peculiarità), risalendo a eventuali modelli per una candidatura di successo quali “lettere circolari” inviate dai Generali oppure il trattato secentesco del calabrese Pallas. Nel Capitolo 2 si espongono alcune delle motivazioni a presentare una candidatura per le Indie: la lettura di opere missionarie, la ferma convinzione di essere stati prescelti da Dio alla vita missionaria, l’intenzione di conseguire il martirio e lo esplicitavano in ogni epistola, il desiderio di allontanarsi dalla quotidianità di studio e insegnamento in collegio o da una famiglia ritenuta d’ostacolo a una vita davvero pia. Il Capitolo 3 tenta di verificare se sia possibile rilevare una netta preferenza degli indipeti italiani dell’epoca per le Indie orientali. Sicuramente molti di essi non volevano ottenere come meta di missione le “Indie di qua”, anche se sembra che in generale, pur di partire, fossero disposti ad accantonare un’eventuale preferenza espressa per le Indie orientali a favore delle ben diverse - se prima disponibili - Indie occidentali. Per la maggior parte di essi era importante, più che il luogo, l’immediatezza e il radicale cambiamento di vita che le missioni comportavano. Proprio l’urgenza della partenza era responsabile dei ripensamenti di alcuni indipeti che, messi di fronte alla realizzazione di quello che doveva essere il loro sogno, cambiavano idea e imploravano il Generale di non farli partire. Nonostante questa premessa, vi furono alcuni indipeti del periodo che manifestarono una vera e propria “ossessione orientale” e si mantennero sempre fedeli alla destinazione cinese o giapponese. Nel Capitolo finale si prende in considerazione il network degli indipeti, i quali solo raramente instauravano un rapporto esclusivo col Generale per concorrere alla ricompensa cui ambivano, ossia le Indie. I Procuratori rivestivano a tal proposito un ruolo assai rilevante, perché suscitavano il desiderio di molti gesuiti che prima non si erano mai interessati a esse e lo riaccendevano in altri; in concomitanza col loro passaggio il numero delle indipetae si incrementava regolarmente. L’importanza delle litterae indipetae è testimoniata anche dalla solerzia con cui da Roma si rispondeva a esse e di cui resta traccia nelle Epistulae Generalium, che contenevano i regesti delle repliche del Generale a tutti i suoi corrispondenti, indipeti inclusi. Grazie a un’approfondita analisi di questa fonte quasi del tutto inesplorata è possibile identificare gli altri elementi che influivano su una candidatura. I superiori locali, anzitutto, potevano ostacolare la partenza di un indipeta, perché non lo ritenevano idoneo o al contrario perché lo stimavano e preferivano conservarlo presso la propria Provincia. Allo stesso modo si comportavano alcuni genitori, come emerge analizzando i casi di tre gesuiti siciliani degli inizi del Settecento. Grazie ai registri di risposte romani viene quindi aggiunto un importante elemento allo studio delle litterae indipetae e delle politiche di selezione missionaria della Compagnia, perché essi evidenziano il ruolo spesso decisivo di elementi “esterni” alla vocazione del singolo in un complesso meccanismo ben più grande di lui.

“Sfoghi di un cuore infiammato”. Il desiderio dei gesuiti italiani per le Indie orientali (1687-1730 ca.)

FREI, ELISA
2017-11-23

Abstract

La presente ricerca si focalizza sulle petizioni per le Indie (Litterae indipetae) scritte da gesuiti che si candidavano per le missioni oltremare, con particolare attenzione per coloro che ambivano alla destinazione cinese o giapponese. Limitando la ricerca ai due generalati di González e Tamburini (1687–1730) e sull’Assistenza d’Italia, analizzeremo oltre un migliaio di indipetae tentando di gettare luce sui molteplici fattori che entravano in gioco quando si trattava di selezionare un candidato per le missioni gesuite. Nel Capitolo 1 ci si concentra sul documento indipeta per sé (struttura, vocabolario, costanti o al contrario peculiarità), risalendo a eventuali modelli per una candidatura di successo quali “lettere circolari” inviate dai Generali oppure il trattato secentesco del calabrese Pallas. Nel Capitolo 2 si espongono alcune delle motivazioni a presentare una candidatura per le Indie: la lettura di opere missionarie, la ferma convinzione di essere stati prescelti da Dio alla vita missionaria, l’intenzione di conseguire il martirio e lo esplicitavano in ogni epistola, il desiderio di allontanarsi dalla quotidianità di studio e insegnamento in collegio o da una famiglia ritenuta d’ostacolo a una vita davvero pia. Il Capitolo 3 tenta di verificare se sia possibile rilevare una netta preferenza degli indipeti italiani dell’epoca per le Indie orientali. Sicuramente molti di essi non volevano ottenere come meta di missione le “Indie di qua”, anche se sembra che in generale, pur di partire, fossero disposti ad accantonare un’eventuale preferenza espressa per le Indie orientali a favore delle ben diverse - se prima disponibili - Indie occidentali. Per la maggior parte di essi era importante, più che il luogo, l’immediatezza e il radicale cambiamento di vita che le missioni comportavano. Proprio l’urgenza della partenza era responsabile dei ripensamenti di alcuni indipeti che, messi di fronte alla realizzazione di quello che doveva essere il loro sogno, cambiavano idea e imploravano il Generale di non farli partire. Nonostante questa premessa, vi furono alcuni indipeti del periodo che manifestarono una vera e propria “ossessione orientale” e si mantennero sempre fedeli alla destinazione cinese o giapponese. Nel Capitolo finale si prende in considerazione il network degli indipeti, i quali solo raramente instauravano un rapporto esclusivo col Generale per concorrere alla ricompensa cui ambivano, ossia le Indie. I Procuratori rivestivano a tal proposito un ruolo assai rilevante, perché suscitavano il desiderio di molti gesuiti che prima non si erano mai interessati a esse e lo riaccendevano in altri; in concomitanza col loro passaggio il numero delle indipetae si incrementava regolarmente. L’importanza delle litterae indipetae è testimoniata anche dalla solerzia con cui da Roma si rispondeva a esse e di cui resta traccia nelle Epistulae Generalium, che contenevano i regesti delle repliche del Generale a tutti i suoi corrispondenti, indipeti inclusi. Grazie a un’approfondita analisi di questa fonte quasi del tutto inesplorata è possibile identificare gli altri elementi che influivano su una candidatura. I superiori locali, anzitutto, potevano ostacolare la partenza di un indipeta, perché non lo ritenevano idoneo o al contrario perché lo stimavano e preferivano conservarlo presso la propria Provincia. Allo stesso modo si comportavano alcuni genitori, come emerge analizzando i casi di tre gesuiti siciliani degli inizi del Settecento. Grazie ai registri di risposte romani viene quindi aggiunto un importante elemento allo studio delle litterae indipetae e delle politiche di selezione missionaria della Compagnia, perché essi evidenziano il ruolo spesso decisivo di elementi “esterni” alla vocazione del singolo in un complesso meccanismo ben più grande di lui.
ABBATTISTA, GUIDO
RURALE, FLAVIO
29
2015/2016
Settore M-STO/02 - Storia Moderna
Università degli Studi di Trieste
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embargo fino al 22/11/2018

Descrizione: tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11368/2913153
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