Lo scopo della ricerca è quello di ricostruire la rete transnazionale che strutturò il mercato alimentare italoamericano tra Italia e Stati Uniti dal 1890 al 1940. Sono state prese in considerazione e fatte dialogare fra loro fonti italiane e americane, unendo l’approccio della storia culturale con quello della storia politica e sociale. Le fonti hanno considerato vari attori presi in considerazione. Sono stati analizzati i tentativi da parte dei governi italiani e americani per italianizzare da un lato e americanizzare dall’altro dei migranti che al momento dell’arrivo negli Stati Uniti non avevano un marcato senso di appartenenza a uno Stato Nazione. I Governi liberali prima e il regime fascista poi affidarono ai migranti il compito di fondare una “Più Grande Italia” basata sull’espansione commerciale e culturale, pretendendo dai migranti stessi fedeltà politica e razziale nei confronti della Nazione di origine. Questa fedeltà poteva esplicarsi nell’acquisto di prodotti alimentari importati, in particolare in occasione di campagne di aiuto ai piani economico-politici dell’Italia, come in occasione di due bienni, 1925 – 1926 e 1935 – 1936, in cui agli italoamericani fu chiesto di comprare cibi di importazione per aiutare l’Italia prima a pagare i debiti di guerra, e poi a sostenere lo sforzo bellico in Etiopia, che aveva comportato sanzioni da parte della Società delle Nazioni. Allo stesso tempo i governi americani tentarono di americanizzare un gruppo – che fu anche definito non assimilabile – integrandolo nella struttura ideologica del capitalismo di stampo angloamericano, agendo in particolare sulle seconde generazioni. Queste spinte trovarono un punto di riferimento e un filtro negli imprenditori etnici che pubblicando le proprie pubblicità sui giornali etnici proponevano ai consumatori e alle consumatrici italoamericani prodotti il cui consumo era associato spesso alle categorie di razza, genere, classe, generazione ma anche tradizione e autenticità. Fu attraverso queste inserzioni, che sono state analizzate su un ampio spettro di quotidiani etnici, che si creò un panorama ideologico comune tra gli italoamericani su entrambe le sponde. Gli imprenditori, uno degli attori principali di questa ricerca, funsero quindi da cerniera e filtro nel dialogo che si instaurò tra le istituzioni politiche e sociali americane e italiane e le comunità etniche di quartiere. Infine, sono stati studiati anche i tentativi delle grandi case di produzione americane per entrare nei mercati etnici, normalizzando la presenza di prodotti che altrimenti sarebbero stati percepiti come estranei da parte della comunità etnica.

Organizzare gli interessi. Stato, imprenditori e consumi alimentari tra Italia e Stati Uniti: 1890 - 1940

CHIARICATI, FEDERICO
2019-03-29

Abstract

Lo scopo della ricerca è quello di ricostruire la rete transnazionale che strutturò il mercato alimentare italoamericano tra Italia e Stati Uniti dal 1890 al 1940. Sono state prese in considerazione e fatte dialogare fra loro fonti italiane e americane, unendo l’approccio della storia culturale con quello della storia politica e sociale. Le fonti hanno considerato vari attori presi in considerazione. Sono stati analizzati i tentativi da parte dei governi italiani e americani per italianizzare da un lato e americanizzare dall’altro dei migranti che al momento dell’arrivo negli Stati Uniti non avevano un marcato senso di appartenenza a uno Stato Nazione. I Governi liberali prima e il regime fascista poi affidarono ai migranti il compito di fondare una “Più Grande Italia” basata sull’espansione commerciale e culturale, pretendendo dai migranti stessi fedeltà politica e razziale nei confronti della Nazione di origine. Questa fedeltà poteva esplicarsi nell’acquisto di prodotti alimentari importati, in particolare in occasione di campagne di aiuto ai piani economico-politici dell’Italia, come in occasione di due bienni, 1925 – 1926 e 1935 – 1936, in cui agli italoamericani fu chiesto di comprare cibi di importazione per aiutare l’Italia prima a pagare i debiti di guerra, e poi a sostenere lo sforzo bellico in Etiopia, che aveva comportato sanzioni da parte della Società delle Nazioni. Allo stesso tempo i governi americani tentarono di americanizzare un gruppo – che fu anche definito non assimilabile – integrandolo nella struttura ideologica del capitalismo di stampo angloamericano, agendo in particolare sulle seconde generazioni. Queste spinte trovarono un punto di riferimento e un filtro negli imprenditori etnici che pubblicando le proprie pubblicità sui giornali etnici proponevano ai consumatori e alle consumatrici italoamericani prodotti il cui consumo era associato spesso alle categorie di razza, genere, classe, generazione ma anche tradizione e autenticità. Fu attraverso queste inserzioni, che sono state analizzate su un ampio spettro di quotidiani etnici, che si creò un panorama ideologico comune tra gli italoamericani su entrambe le sponde. Gli imprenditori, uno degli attori principali di questa ricerca, funsero quindi da cerniera e filtro nel dialogo che si instaurò tra le istituzioni politiche e sociali americane e italiane e le comunità etniche di quartiere. Infine, sono stati studiati anche i tentativi delle grandi case di produzione americane per entrare nei mercati etnici, normalizzando la presenza di prodotti che altrimenti sarebbero stati percepiti come estranei da parte della comunità etnica.
29-mar-2019
VEZZOSI, ELISABETTA
31
2017/2018
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
Università degli Studi di Trieste
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