Monfalcone è il porto più a nord del mare Mediterraneo. A cavallo del nuovo millennio, la conurbazione comprendente i centri di Monfalcone, Staranzano e Ronchi dei Legionari è diventata una vera e propria “porta” nel sistema infrastrutturale transfrontaliero, un nodo rilevante all’interno delle reti europee TEN-T, un hub del trasporto aereo, su ferro e gomma, via acqua. Questo telaio di relazioni complesse fa oggi da sfondo ai tanti progetti di potenziamento di infrastrutture portuali, logistiche, per il turismo e la nautica da diporto che interessano la fascia costiera del Monfalconese. Tali interventi significativamente andranno a incrementare il carico antropico in territori già densamente infrastrutturati e fragili, che vedono l’alternanza e l’accostamento di bacini acquei, ambiti di stoccaggio, piazzali e banchine, aree industriali, destinate alla produzione di energia e ad uso turistico, paesaggi ad elevata naturalità e siti protetti, terre di bonifica a scolo meccanico. Rilevanti sono i conflitti e le incompatibilità tra le progettualità oggi in cantiere e i cambiamenti strutturali indotti da impatti plurali del cambiamento climatico le cui conseguenze sembrano essere sottostimate (se non del tutto eluse) dalle politiche e dagli strumenti che, a diverso livello, governano le trasformazioni. L’ipotesi qui sostenuta è che a fronte delle mutazioni radicali che già interessano queste ecologie spaziali, il progetto urbanistico sia chiamato a ripensare altrettanto radicalmente i propri approcci e strumenti. Il paper restituisce gli esiti di un percorso di ricerca e didattica, in cui il progetto si fa strumento per “vedere” gli effetti delle metamorfosi in corso e per immaginare la transizione – del Monfalconese e del suo affaccio sul mare – verso un assetto eco-socio-economico-spaziale profondamente diverso da quello attuale.
Infrastrutture, enclaves logistico-produttive e nuove ecologie nel Monfalconese. Immaginare la transizione climatica di territori costieri segnati da coesistenze complesse
Ludovico Centis;Elena Marchigiani
2025-01-01
Abstract
Monfalcone è il porto più a nord del mare Mediterraneo. A cavallo del nuovo millennio, la conurbazione comprendente i centri di Monfalcone, Staranzano e Ronchi dei Legionari è diventata una vera e propria “porta” nel sistema infrastrutturale transfrontaliero, un nodo rilevante all’interno delle reti europee TEN-T, un hub del trasporto aereo, su ferro e gomma, via acqua. Questo telaio di relazioni complesse fa oggi da sfondo ai tanti progetti di potenziamento di infrastrutture portuali, logistiche, per il turismo e la nautica da diporto che interessano la fascia costiera del Monfalconese. Tali interventi significativamente andranno a incrementare il carico antropico in territori già densamente infrastrutturati e fragili, che vedono l’alternanza e l’accostamento di bacini acquei, ambiti di stoccaggio, piazzali e banchine, aree industriali, destinate alla produzione di energia e ad uso turistico, paesaggi ad elevata naturalità e siti protetti, terre di bonifica a scolo meccanico. Rilevanti sono i conflitti e le incompatibilità tra le progettualità oggi in cantiere e i cambiamenti strutturali indotti da impatti plurali del cambiamento climatico le cui conseguenze sembrano essere sottostimate (se non del tutto eluse) dalle politiche e dagli strumenti che, a diverso livello, governano le trasformazioni. L’ipotesi qui sostenuta è che a fronte delle mutazioni radicali che già interessano queste ecologie spaziali, il progetto urbanistico sia chiamato a ripensare altrettanto radicalmente i propri approcci e strumenti. Il paper restituisce gli esiti di un percorso di ricerca e didattica, in cui il progetto si fa strumento per “vedere” gli effetti delle metamorfosi in corso e per immaginare la transizione – del Monfalconese e del suo affaccio sul mare – verso un assetto eco-socio-economico-spaziale profondamente diverso da quello attuale.Pubblicazioni consigliate
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