Partendo da una ricerca etnografica sulle migrazioni nell’area di frontiera italo-slovena di Trieste l’articolo utilizza un approccio comparativo per indagare cosa portano con sé i migranti e cosa rimane ‘abbandonato’ in zona di confine in due diversi transiti migratori: i profughi istriani del dopoguerra (1945-60) e richiedenti asilo in arrivo dalla rotta balcanica (2014-2024). Il focus è la ‘materialità politica’ di quest’area di frontiera con le sue stratificazioni, tenendo conto dell’agency degli oggetti coinvolti in un concetto di ‘rete’ dove svolgono un ruolo attivo nella migrazione e nella costruzione del confine. Il livello di analisi è quello temporale al fine di comparare la rete di oggetti dei migranti, le pratiche e le politiche del patrimonio transnazionale in un'area di frontiera. Considerando che il patrimonio è l'apparato per eccellenza per la costruzione dell'omogeneità e dell'appartenenza culturale basata su un (presunto) passato comune, l'obiettivo è interpretare i processi di sconfinamento, sia materiali che immateriali, considerando i migranti come parte di una rete con connessioni e patrimoni transnazionali che vengono resi mobili dall'attraversamento dei confini. ***** Starting from ethnographic research on migration in the Italo-Slovenian border area of Trieste, this article adopts a comparative approach to investigate what migrants bring with them and what is left behind in the border zone during two different migratory passages: the post-World War II Istrian refugees (1945–60) and asylum seekers arriving via the Balkan route (2014–2023). The focus is on the 'political materiality' of this border area and its stratifications, taking into account the agency of objects involved in a network-based concept in which they play an active role in the migration and in the construction of the border. The level of analysis is temporal, aimed at comparing the networks of objects transported by migrants and the practices and politics of transnational heritage in a border area. Considering that heritage is the apparatus par excellence to construct cultural homogeneity and sense of belonging based on a (presumed) shared past, the aim is to interpret the processes of crossing borders, to trace genealogies and heritages — both material and immaterial — by viewing migrants as part of a transnational network and heritages that are made mobile through the border crossing.
"Tracce e rimozioni: per un archivio di oggetti abbandonati dai migranti al confine"
Altin Roberta
2025-01-01
Abstract
Partendo da una ricerca etnografica sulle migrazioni nell’area di frontiera italo-slovena di Trieste l’articolo utilizza un approccio comparativo per indagare cosa portano con sé i migranti e cosa rimane ‘abbandonato’ in zona di confine in due diversi transiti migratori: i profughi istriani del dopoguerra (1945-60) e richiedenti asilo in arrivo dalla rotta balcanica (2014-2024). Il focus è la ‘materialità politica’ di quest’area di frontiera con le sue stratificazioni, tenendo conto dell’agency degli oggetti coinvolti in un concetto di ‘rete’ dove svolgono un ruolo attivo nella migrazione e nella costruzione del confine. Il livello di analisi è quello temporale al fine di comparare la rete di oggetti dei migranti, le pratiche e le politiche del patrimonio transnazionale in un'area di frontiera. Considerando che il patrimonio è l'apparato per eccellenza per la costruzione dell'omogeneità e dell'appartenenza culturale basata su un (presunto) passato comune, l'obiettivo è interpretare i processi di sconfinamento, sia materiali che immateriali, considerando i migranti come parte di una rete con connessioni e patrimoni transnazionali che vengono resi mobili dall'attraversamento dei confini. ***** Starting from ethnographic research on migration in the Italo-Slovenian border area of Trieste, this article adopts a comparative approach to investigate what migrants bring with them and what is left behind in the border zone during two different migratory passages: the post-World War II Istrian refugees (1945–60) and asylum seekers arriving via the Balkan route (2014–2023). The focus is on the 'political materiality' of this border area and its stratifications, taking into account the agency of objects involved in a network-based concept in which they play an active role in the migration and in the construction of the border. The level of analysis is temporal, aimed at comparing the networks of objects transported by migrants and the practices and politics of transnational heritage in a border area. Considering that heritage is the apparatus par excellence to construct cultural homogeneity and sense of belonging based on a (presumed) shared past, the aim is to interpret the processes of crossing borders, to trace genealogies and heritages — both material and immaterial — by viewing migrants as part of a transnational network and heritages that are made mobile through the border crossing.Pubblicazioni consigliate
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