Baptizing or renaming places has always been a political act of great importance. It is currently evident that Trump’s second presidency is characterised by the use of a strongly volitional communication, which seeks to gain a hold on the collective imagination. It ranges from the restoration of Anglo-Saxon toponyms to changing the name of the Gulf of Mexico, up to the hope of extending the USA to the Panama Canal, Canada and Greenland. It is difficult to understand when we stop at toponymy and when we slip into geopolitics. Toponymy helps us understand the political legacy that President Trump draws from, both in foreign and domestic policy. The objectives, multiple, aim to profoundly and lastingly change the USA. However, everything suggests that the season of globalization entrusted to international institutions (United Nations, WHO, WTO, climate agreements, etc.) is now part of the past. Battezzare o ribattezzare i luoghi è sempre stato un atto politico di grande significato. Attualmente si rileva come la seconda presidenza Trump si caratterizzi per l’uso di una comunicazione fortemente volitiva, che cerca di fare presa nell’immaginario collettivo. Si va dal ripristino dei toponimi anglosassoni al cambiamento di nome al Golfo del Messico, fino all’auspicio di estendere gli USA al canale di Panama, al Canada e alla Groenlandia. Difficile capire quando ci si fermi alla toponomastica e quando si scivoli nella geopolitica. La toponomastica aiuta a comprendere il retaggio politico al quale il presidente Trump si ispira, sia in politica estera sia interna. Gli obiettivi, molteplici, mirano a cambiare profondamente e durevolmente gli USA. Tutto lascia comunque intendere che la stagione della globalizzazione affidata alle istituzioni internazionali (ONU, OMS, OMC, accordo sul clima, ecc.) sia ormai parte del passato.
L’America secondo Trump: un problema identitario che passa attraverso la geografia
Battisti Gianfranco
Primo
Writing – Review & Editing
2025-01-01
Abstract
Baptizing or renaming places has always been a political act of great importance. It is currently evident that Trump’s second presidency is characterised by the use of a strongly volitional communication, which seeks to gain a hold on the collective imagination. It ranges from the restoration of Anglo-Saxon toponyms to changing the name of the Gulf of Mexico, up to the hope of extending the USA to the Panama Canal, Canada and Greenland. It is difficult to understand when we stop at toponymy and when we slip into geopolitics. Toponymy helps us understand the political legacy that President Trump draws from, both in foreign and domestic policy. The objectives, multiple, aim to profoundly and lastingly change the USA. However, everything suggests that the season of globalization entrusted to international institutions (United Nations, WHO, WTO, climate agreements, etc.) is now part of the past. Battezzare o ribattezzare i luoghi è sempre stato un atto politico di grande significato. Attualmente si rileva come la seconda presidenza Trump si caratterizzi per l’uso di una comunicazione fortemente volitiva, che cerca di fare presa nell’immaginario collettivo. Si va dal ripristino dei toponimi anglosassoni al cambiamento di nome al Golfo del Messico, fino all’auspicio di estendere gli USA al canale di Panama, al Canada e alla Groenlandia. Difficile capire quando ci si fermi alla toponomastica e quando si scivoli nella geopolitica. La toponomastica aiuta a comprendere il retaggio politico al quale il presidente Trump si ispira, sia in politica estera sia interna. Gli obiettivi, molteplici, mirano a cambiare profondamente e durevolmente gli USA. Tutto lascia comunque intendere che la stagione della globalizzazione affidata alle istituzioni internazionali (ONU, OMS, OMC, accordo sul clima, ecc.) sia ormai parte del passato.| File | Dimensione | Formato | |
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