La Corte di giustizia ha emesso una sentenza che affronta due rilevanti questioni nel panorama delle direttive UE a garanzia dell’accusato e, in particolare, delle direttive 2010/64/UE e 2012/13/ UE. Per un verso, pur con i caveat di cui si dirà, la pronuncia sembra estendere il campo di applicazione di tali strumenti alla fase post iudicatum. Per altro verso, lapidarie affermazioni vengono erette sul terreno dei rimedi. L’obiettivo del presente lavoro è dunque quello di sondare tali profili, per, infine, soffermarsi sui loro importanti riflessi sul sistema processuale penale italiano.

Sui rimedi e sull’estensione delle direttive di Stoccolma alla fase post iudicatum: una sentenza dalle potenzialità dirompenti

Elisa Grisonich
2023-01-01

Abstract

La Corte di giustizia ha emesso una sentenza che affronta due rilevanti questioni nel panorama delle direttive UE a garanzia dell’accusato e, in particolare, delle direttive 2010/64/UE e 2012/13/ UE. Per un verso, pur con i caveat di cui si dirà, la pronuncia sembra estendere il campo di applicazione di tali strumenti alla fase post iudicatum. Per altro verso, lapidarie affermazioni vengono erette sul terreno dei rimedi. L’obiettivo del presente lavoro è dunque quello di sondare tali profili, per, infine, soffermarsi sui loro importanti riflessi sul sistema processuale penale italiano.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11368/3119558
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