Questo lavoro di ricerca ruota attorno all’analisi dei modelli di crescita demand-led all’interno di un framework rappresentate le caratteristiche proprie di un’economia monetaria di produzione. A questo scopo si è fatto riferimento a due differenti (ma compatibili) impostazioni nella determinazione della domanda, della produzione e del reddito. L’aspetto comune ai due approcci riguarda l’impianto Stock-Flow Consistent (SFC) in cui la moneta è endogena e su cui si fonda la determinazione delle variabili reali. In questo, le iniezioni esogene di potere d’acquisto nel sistema determinano il reddito di lungo periodo tramite l’interazione tra moltiplicatore e acceleratore. Parallelamente, i risparmi monetari sono determinati ex-post tramite una corrispondente variazione del debito aggregato necessario a finanziare suddette componenti. I due principali modelli sviluppati nel lavoro (un modello SFC del Supermoltiplicatore e un modello ad agenti – SFC caratterizzato dalle medesime proprietà) vengono utilizzati per studiare, da un lato, le determinanti e le condizioni di stabilità del rapporto debito pubblico/PIL, dall’ altro, le implicazioni della disaggregazione sull’analisi del sentiero di crescita di lungo periodo. L’ultimo aspetto fa riferimento alla possibilità o meno di adottare posizioni di steady state con grado di utilizzo normale all’interno dell’approccio demand-led. Da un lato, sono stati presi in considerazione modelli determinati a partire dalle componenti autonome della domanda, indipendenti dalle decisioni di produzione e trattate come esogene nel lungo periodo (modello del Supermoltiplicatore). Dall’altro, si sono analizzati modelli in cui la domanda aggregata è generata a partire dalle anticipazioni monetarie effettuate dalle imprese al fine di avviare il processo produttivo e trattate come endogene nei vari cicli produttivi (Teoria del Circuito Monetario). Nel primo caso, l’iniezione primaria di potere d’acquisto nel sistema corrisponde alla spesa autonoma a partire dalla quale si innescano tutti gli effetti indotti che descrivono la dinamica aggregata del modello. Nel secondo, essa è funzione dell’indebitamento delle imprese per finanziare l’acquisto di beni capitali e l’anticipo dei salari monetari. Mentre nel primo framework l’ipotesi di andamento esogeno di almeno una componente autonoma di spesa è necessaria alla determinazione del sistema, nel secondo, il sistema è autonomo rispetto a suddetta ipotesi e la componente esogena di spesa può essere inserita in un secondo momento. Per quanto riguarda la prima impostazione, nel Capitolo I, viene sviluppato un modello Stock – Flow Consistent (SFC) a due settori del Supermoltiplicatore (SM), proponendo un approccio sequenziale alla rappresentazione del meccanismo di interazione tra moltiplicatore ed acceleratore. Questo approccio verrà tenuto distinto dall’impostazione generalmente adottata dall’analisi tradizionale in termini di successione di sistemi simultanei. Nell’analisi si mettono in luce le ipotesi implicite nella metodologia simultanea discutendone la plausibilità economica nonché l’effettiva necessità analitica. Dal confronto tra le due metodologie emergeranno significative implicazioni inerenti le condizioni di stabilità del modello e le caratteristiche dei rispettivi sentieri di crescita. Nella seconda parte del Capitolo I, il modello SM-SFC viene sviluppato considerando la spesa pubblica come unica componente autonoma della domanda. Questo modello viene utilizzato per studiare i fattori in grado di influire sulla determinazione e l’andamento del rapporto debito pubblico/PIL, quali il tasso di crescita della spesa pubblica per beni e servizi, il tasso d’interesse, la propensione al risparmio di lavoratori e capitalisti, l’aliquota fiscale e il rapporto capitale/prodotto dell’economia. Prendendo come dati questi valori, esiste un rapporto debito pubblico/PIL “naturale” verso il quale l’economia converge nel lungo periodo. In particolare, il rapporto debito pubblico/PIL risulta essere negativamente correlato alla propensione al consumo, aliquota fiscale e tasso di crescita delle componenti autonome, mentre il tasso d’interesse ha una relazione non lineare. Questo risultato pone una serie di quesiti sulla plausibilità di alcune regole di bilancio pubblico come l’imposizione di determinati vincoli di bilancio indipendentemente delle specifiche caratteristiche di ogni sistema economico. Il secondo risultato di questo capitolo mette in evidenzia come la condizione necessaria alla stabilità del rapporto debito pubblico/PIL sia l’assenza di vincoli fiscali. Questa diviene sufficiente quando una tra il tasso di crescita della spesa pubblica primaria, il tasso d’interesse o la propensione al consumo sulla ricchezza è maggiore di zero. Infine, si mette in evidenzia come espansioni permanenti del livello della spesa pubblica abbiano solo un effetto transitorio sul rapporto debito pubblico/PIL. Nel lungo periodo, esso torna al valore determinato dai parametri e variabili precedentemente menzionati. Le uniche manovre fiscali che il Governo ha a sua disposizione per ridurre tale rapporto sono: un aumento permanente del tasso di crescita della spesa pubblica primaria o un aumento dell’aliquota fiscale media. Nel Capitolo II vengono elaborati due distinti modelli che fanno riferimento alla TMC, in entrambi si offre una possibile soluzione ad una difficoltà cui va incontro la formulazione originaria della teoria inerentemente alla realizzazione monetaria del profitto – caratteristica che in realtà appare comune a qualsiasi modello in cui siano formalizzati i flussi monetari e nel quale non siano presenti componenti della domanda indipendenti dal settore produttivo. Caratteristica del primo modello è la formalizzazione delle anticipazioni in capitale fisso e del relativo credito bancario che si aggiunge a quello per l’anticipazione dei salari. Il framework analitico viene esteso introducendo elementi comuni al SM e sviluppando un modello di crescita SFC con investimenti indotti, componenti autonome della domanda e grado di utilizzo normale esogeno. Il modello così costruito si sottrae ad alcune obiezioni precedentemente formulate a riguardo del SM circa l’incompatibilità tra ipotesi di andamento esogeno di alcune componenti di spesa e rispettivo ruolo di stabilizzatrici nel modello nel lungo periodo. Il secondo modello, basato sulla formulazione tradizionale del circuito monetario con anticipazioni costituite solo in forma di salario monetario, è costituito da una molteplicità di settori produttivi e da una successione in sequenza delle spese per consumo alimentate dai profitti realizzati nei diversi settori all’interno dello stesso periodo contabile (o periodo di produzione). Tale sequenza ha origine a partire da una differente distribuzione nella composizione del paniere dei beni salario rispetto a quella dei livelli di occupazione dei singoli settori e consente la realizzazione dei profitti monetari nei vari settori in corrispondenza del consumo reciproco dei capitalisti. Nel Capitolo III vengono discusse le implicazioni della disaggregazione all’interno del dibattito teorico sulla convergenze nel lungo periodo del grado di utilizzo verso il normale. A tal fine viene sviluppato una versione Agent Based – Stock Flow Consistent (AB-SFC) di un modello di crescita demand-led basato sul principio di aggiustamento della capacità produttiva, grado di utilizzo normale esogeno e componenti autonome della domanda non-creatrici di capacità produttiva. Il modello aggregato sviluppato nel secondo capitolo costituisce da quadro teorico per tale modello. Viene dimostrato come, una volta che l’ipotesi implicita dei modelli aggregati di un controllo centralizzato della capacità produttiva viene rimossa, l’economia mostra proprietà emergenti: le fluttuazioni del ciclo economico emergono endogeneamente e il grado di utilizzo di lungo periodo fluttua attorno ad un livello più basso del normale. A questo punto, una molteplicità di gradi di utilizzo di equilibrio è possibile. Queste proprietà aiutano a spiegare alcune evidenze empiriche circa il tendenziale sotto-utilizzo della capacità produttiva e confutano sia la visione tradizionale del Supermoltiplicatore secondo cui esiste solo un grado di utilizzo (quello normale) compatibile con un processo stabile di accumulazione, sia la chiusura modellistica adottata dall’approccio Neo-Kaleckiano. A questo riguardo, si mette in evidenzia come il sentiero di crescita determinato all’interno di un modello Supermoltiplicatore può essere caratterizzato da configurazioni neo-Kaleckaine, ma, al contrario di quest’ultimo, tale equilibrio “indesiderato” non presenta instabilità Harrodiana: nel quasi-steady state le imprese perseverano investendo con l’obiettivo di realizzare nel tempo un grado di utilizzo normale senza riuscire in tale tentativo. Questa proprietà emerge quando si considera una molteplicità di imprese omogenee in luogo della singola macro-impresa, e non dipende necessariamente dalla loro eterogeneità. In particolare, per ogni tipologia di distribuzione della domanda tra le imprese, la non coordinazione tra le decisioni di investimento delle imprese causa sovra-investimento rispetto al sentiero di crescita normale. A causa della componente autonoma, la domanda aggregata non reagisce proporzionalmente e il grado di utilizzo di lungo periodo risulta inferiore al normale. Una specifica sezione del capitolo è dedicata all’analisi del ruolo del credito al consumo lungo il ciclo, introducendo una funzione di consumo path-dependent. Con riferimento ad alcune critiche mosse al modello del SM relativamente ad una sua ipotetica stock-flow inconsistency, si evidenzia come l’effetto destabilizzante seguente ad un’espansione della componente di spesa autonoma e legata al credito al consumo possa essere contemplato solo considerando la disaggregazione del settore famiglie. Infine, il modello, una volta calibrato e validato empiricamente, è utilizzato come laboratorio per esaminare l’effetto di politiche fiscali e monetarie sulla crescita e sulla finanza pubblica di lungo periodo all’interno di differenti contesti istituzionali.

Business cycle and growth in a monetary economy of production: the Impact of fiscal and monetary policies on public finance and long-run output / Di Domenico, Lorenzo. - (2020 Sep 28).

Business cycle and growth in a monetary economy of production: the Impact of fiscal and monetary policies on public finance and long-run output

DI DOMENICO, LORENZO
2020-09-28

Abstract

Questo lavoro di ricerca ruota attorno all’analisi dei modelli di crescita demand-led all’interno di un framework rappresentate le caratteristiche proprie di un’economia monetaria di produzione. A questo scopo si è fatto riferimento a due differenti (ma compatibili) impostazioni nella determinazione della domanda, della produzione e del reddito. L’aspetto comune ai due approcci riguarda l’impianto Stock-Flow Consistent (SFC) in cui la moneta è endogena e su cui si fonda la determinazione delle variabili reali. In questo, le iniezioni esogene di potere d’acquisto nel sistema determinano il reddito di lungo periodo tramite l’interazione tra moltiplicatore e acceleratore. Parallelamente, i risparmi monetari sono determinati ex-post tramite una corrispondente variazione del debito aggregato necessario a finanziare suddette componenti. I due principali modelli sviluppati nel lavoro (un modello SFC del Supermoltiplicatore e un modello ad agenti – SFC caratterizzato dalle medesime proprietà) vengono utilizzati per studiare, da un lato, le determinanti e le condizioni di stabilità del rapporto debito pubblico/PIL, dall’ altro, le implicazioni della disaggregazione sull’analisi del sentiero di crescita di lungo periodo. L’ultimo aspetto fa riferimento alla possibilità o meno di adottare posizioni di steady state con grado di utilizzo normale all’interno dell’approccio demand-led. Da un lato, sono stati presi in considerazione modelli determinati a partire dalle componenti autonome della domanda, indipendenti dalle decisioni di produzione e trattate come esogene nel lungo periodo (modello del Supermoltiplicatore). Dall’altro, si sono analizzati modelli in cui la domanda aggregata è generata a partire dalle anticipazioni monetarie effettuate dalle imprese al fine di avviare il processo produttivo e trattate come endogene nei vari cicli produttivi (Teoria del Circuito Monetario). Nel primo caso, l’iniezione primaria di potere d’acquisto nel sistema corrisponde alla spesa autonoma a partire dalla quale si innescano tutti gli effetti indotti che descrivono la dinamica aggregata del modello. Nel secondo, essa è funzione dell’indebitamento delle imprese per finanziare l’acquisto di beni capitali e l’anticipo dei salari monetari. Mentre nel primo framework l’ipotesi di andamento esogeno di almeno una componente autonoma di spesa è necessaria alla determinazione del sistema, nel secondo, il sistema è autonomo rispetto a suddetta ipotesi e la componente esogena di spesa può essere inserita in un secondo momento. Per quanto riguarda la prima impostazione, nel Capitolo I, viene sviluppato un modello Stock – Flow Consistent (SFC) a due settori del Supermoltiplicatore (SM), proponendo un approccio sequenziale alla rappresentazione del meccanismo di interazione tra moltiplicatore ed acceleratore. Questo approccio verrà tenuto distinto dall’impostazione generalmente adottata dall’analisi tradizionale in termini di successione di sistemi simultanei. Nell’analisi si mettono in luce le ipotesi implicite nella metodologia simultanea discutendone la plausibilità economica nonché l’effettiva necessità analitica. Dal confronto tra le due metodologie emergeranno significative implicazioni inerenti le condizioni di stabilità del modello e le caratteristiche dei rispettivi sentieri di crescita. Nella seconda parte del Capitolo I, il modello SM-SFC viene sviluppato considerando la spesa pubblica come unica componente autonoma della domanda. Questo modello viene utilizzato per studiare i fattori in grado di influire sulla determinazione e l’andamento del rapporto debito pubblico/PIL, quali il tasso di crescita della spesa pubblica per beni e servizi, il tasso d’interesse, la propensione al risparmio di lavoratori e capitalisti, l’aliquota fiscale e il rapporto capitale/prodotto dell’economia. Prendendo come dati questi valori, esiste un rapporto debito pubblico/PIL “naturale” verso il quale l’economia converge nel lungo periodo. In particolare, il rapporto debito pubblico/PIL risulta essere negativamente correlato alla propensione al consumo, aliquota fiscale e tasso di crescita delle componenti autonome, mentre il tasso d’interesse ha una relazione non lineare. Questo risultato pone una serie di quesiti sulla plausibilità di alcune regole di bilancio pubblico come l’imposizione di determinati vincoli di bilancio indipendentemente delle specifiche caratteristiche di ogni sistema economico. Il secondo risultato di questo capitolo mette in evidenzia come la condizione necessaria alla stabilità del rapporto debito pubblico/PIL sia l’assenza di vincoli fiscali. Questa diviene sufficiente quando una tra il tasso di crescita della spesa pubblica primaria, il tasso d’interesse o la propensione al consumo sulla ricchezza è maggiore di zero. Infine, si mette in evidenzia come espansioni permanenti del livello della spesa pubblica abbiano solo un effetto transitorio sul rapporto debito pubblico/PIL. Nel lungo periodo, esso torna al valore determinato dai parametri e variabili precedentemente menzionati. Le uniche manovre fiscali che il Governo ha a sua disposizione per ridurre tale rapporto sono: un aumento permanente del tasso di crescita della spesa pubblica primaria o un aumento dell’aliquota fiscale media. Nel Capitolo II vengono elaborati due distinti modelli che fanno riferimento alla TMC, in entrambi si offre una possibile soluzione ad una difficoltà cui va incontro la formulazione originaria della teoria inerentemente alla realizzazione monetaria del profitto – caratteristica che in realtà appare comune a qualsiasi modello in cui siano formalizzati i flussi monetari e nel quale non siano presenti componenti della domanda indipendenti dal settore produttivo. Caratteristica del primo modello è la formalizzazione delle anticipazioni in capitale fisso e del relativo credito bancario che si aggiunge a quello per l’anticipazione dei salari. Il framework analitico viene esteso introducendo elementi comuni al SM e sviluppando un modello di crescita SFC con investimenti indotti, componenti autonome della domanda e grado di utilizzo normale esogeno. Il modello così costruito si sottrae ad alcune obiezioni precedentemente formulate a riguardo del SM circa l’incompatibilità tra ipotesi di andamento esogeno di alcune componenti di spesa e rispettivo ruolo di stabilizzatrici nel modello nel lungo periodo. Il secondo modello, basato sulla formulazione tradizionale del circuito monetario con anticipazioni costituite solo in forma di salario monetario, è costituito da una molteplicità di settori produttivi e da una successione in sequenza delle spese per consumo alimentate dai profitti realizzati nei diversi settori all’interno dello stesso periodo contabile (o periodo di produzione). Tale sequenza ha origine a partire da una differente distribuzione nella composizione del paniere dei beni salario rispetto a quella dei livelli di occupazione dei singoli settori e consente la realizzazione dei profitti monetari nei vari settori in corrispondenza del consumo reciproco dei capitalisti. Nel Capitolo III vengono discusse le implicazioni della disaggregazione all’interno del dibattito teorico sulla convergenze nel lungo periodo del grado di utilizzo verso il normale. A tal fine viene sviluppato una versione Agent Based – Stock Flow Consistent (AB-SFC) di un modello di crescita demand-led basato sul principio di aggiustamento della capacità produttiva, grado di utilizzo normale esogeno e componenti autonome della domanda non-creatrici di capacità produttiva. Il modello aggregato sviluppato nel secondo capitolo costituisce da quadro teorico per tale modello. Viene dimostrato come, una volta che l’ipotesi implicita dei modelli aggregati di un controllo centralizzato della capacità produttiva viene rimossa, l’economia mostra proprietà emergenti: le fluttuazioni del ciclo economico emergono endogeneamente e il grado di utilizzo di lungo periodo fluttua attorno ad un livello più basso del normale. A questo punto, una molteplicità di gradi di utilizzo di equilibrio è possibile. Queste proprietà aiutano a spiegare alcune evidenze empiriche circa il tendenziale sotto-utilizzo della capacità produttiva e confutano sia la visione tradizionale del Supermoltiplicatore secondo cui esiste solo un grado di utilizzo (quello normale) compatibile con un processo stabile di accumulazione, sia la chiusura modellistica adottata dall’approccio Neo-Kaleckiano. A questo riguardo, si mette in evidenzia come il sentiero di crescita determinato all’interno di un modello Supermoltiplicatore può essere caratterizzato da configurazioni neo-Kaleckaine, ma, al contrario di quest’ultimo, tale equilibrio “indesiderato” non presenta instabilità Harrodiana: nel quasi-steady state le imprese perseverano investendo con l’obiettivo di realizzare nel tempo un grado di utilizzo normale senza riuscire in tale tentativo. Questa proprietà emerge quando si considera una molteplicità di imprese omogenee in luogo della singola macro-impresa, e non dipende necessariamente dalla loro eterogeneità. In particolare, per ogni tipologia di distribuzione della domanda tra le imprese, la non coordinazione tra le decisioni di investimento delle imprese causa sovra-investimento rispetto al sentiero di crescita normale. A causa della componente autonoma, la domanda aggregata non reagisce proporzionalmente e il grado di utilizzo di lungo periodo risulta inferiore al normale. Una specifica sezione del capitolo è dedicata all’analisi del ruolo del credito al consumo lungo il ciclo, introducendo una funzione di consumo path-dependent. Con riferimento ad alcune critiche mosse al modello del SM relativamente ad una sua ipotetica stock-flow inconsistency, si evidenzia come l’effetto destabilizzante seguente ad un’espansione della componente di spesa autonoma e legata al credito al consumo possa essere contemplato solo considerando la disaggregazione del settore famiglie. Infine, il modello, una volta calibrato e validato empiricamente, è utilizzato come laboratorio per esaminare l’effetto di politiche fiscali e monetarie sulla crescita e sulla finanza pubblica di lungo periodo all’interno di differenti contesti istituzionali.
28-set-2020
32
Settore SECS-P/01 - Economia Politica
Settore ECON-01/A - Economia politica
Università degli Studi di Trieste
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