RIASSUNTO: Con la Costituzione apostolica Prioribus saeculi (1977), il Papa Paolo VI ha ridefinito i confini della Diocesi di Trieste al fine di armonizzarli con i nuovi confini politici post-bellici tra l’Italia e la ex Jugoslavia, definitivamente sanciti con il Trattato di Osimo (1975). Ciò ha comportato delle radicali trasformazioni in seno alla Diocesi di Trieste, innanzitutto in termini di assetto della confinistica ecclesiastica, con la cessione della maggior parte delle parrocchie alle Diocesi di Parenzo e Pola (Croazia) e di Capodistria (Slovenia) e l’acquisizione di due parrocchie dalla Diocesi di Capodistria. Il massiccio esodo giuliano-dalmata che nei decenni precedenti aveva comportato un’abnorme espansione dell’organismo urbano del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, ha inoltre reso necessario creare nuove parrocchie nelle periferie e nei borghi periurbani, anche tenendo conto dei mutati rapporti etnici tra la maggioranza italiana e la minoranza slovena. Conseguentemente si è resa pure necessaria la costruzione di nuovi edifici di culto, in una fase storica in cui la Diocesi recepiva prudentemente le istanze liturgiche del Concilio Vaticano II. Queste richiedevano tra l’altro una transizione a nuove, discutibili tipologie architettoniche, ritenute funzionali alle esigenze di una controversa riforma liturgica. La Diocesi cattolica di rito latino, privata del suo esteso Umland istriano ‒ profondamente cattolico ‒ ora territorialmente circoscritta a una città laica come Trieste, pur tradizionalmente plurietnica, plurireligiosa e pluriculturale, è oggi chiamata a un nuovo, impegnativo confronto con ulteriori tradizioni spirituali. Nuove lingue vengono usate nei riti e nuove tipologie di edifici religiosi stanno cambiando il panorama urbano. Ciò in un territorio sempre più caratterizzato dalla sovrapposizione di molteplici giurisdizioni religiose, anche a fronte delle trasformazioni socio-culturali derivanti dalle inarrestabili ondate migratorie. SUMMARY: Trieste, a diocese in transition. With the Apostolic Constitution Prioribus saeculi (1977), Pope Paul VI redefined the borders of the Diocese of Trieste in order to harmonize them with the new post-war political borders between Italy and the former Yugoslavia, definitively established with the Treaty of Osimo (1975). This led to radical transformations, first of all the transfer of most of the parishes to the dioceses of Parenzo and Pola (Croatia) and Capodistria (Slovenia). Only two parishes were received from Capodistria. In the previous decades a massive exodus from Istria and Dalmatia had increased the urbanized area of Trieste, so new parishes were created in the suburbs and in the peri-urban villages, where the ethnic balance between the Italian majority and the Slovenian minority was changed. The new parishes required new places of worship, which were built in a historical phase characterized by a prudent reception of the liturgical demands following the Second Vatican Council. There was a transition to new, questionable architectural typologies, functional to the needs of a controversial liturgical reform. The Catholic diocese of Latin rite, deprived of its extensive Istrian Umland ‒ deeply Catholic ‒ now limited to a secular city like Trieste. Traditionally multi-ethnic, multi-religious and multi-cultural, Trieste is today called to a new, challenging confrontation with further spiritual traditions. New languages are used in rites and new types of religious buildings are changing the urban environment. In the face of the socio-cultural transformations resulting from unstoppable waves of migration, the territory is increasingly characterized by the overlapping of multiple religious jurisdictions.

Trieste. Una diocesi in transizione

Stoppa Michele
Primo
Writing – Review & Editing
2025-01-01

Abstract

RIASSUNTO: Con la Costituzione apostolica Prioribus saeculi (1977), il Papa Paolo VI ha ridefinito i confini della Diocesi di Trieste al fine di armonizzarli con i nuovi confini politici post-bellici tra l’Italia e la ex Jugoslavia, definitivamente sanciti con il Trattato di Osimo (1975). Ciò ha comportato delle radicali trasformazioni in seno alla Diocesi di Trieste, innanzitutto in termini di assetto della confinistica ecclesiastica, con la cessione della maggior parte delle parrocchie alle Diocesi di Parenzo e Pola (Croazia) e di Capodistria (Slovenia) e l’acquisizione di due parrocchie dalla Diocesi di Capodistria. Il massiccio esodo giuliano-dalmata che nei decenni precedenti aveva comportato un’abnorme espansione dell’organismo urbano del capoluogo del Friuli Venezia Giulia, ha inoltre reso necessario creare nuove parrocchie nelle periferie e nei borghi periurbani, anche tenendo conto dei mutati rapporti etnici tra la maggioranza italiana e la minoranza slovena. Conseguentemente si è resa pure necessaria la costruzione di nuovi edifici di culto, in una fase storica in cui la Diocesi recepiva prudentemente le istanze liturgiche del Concilio Vaticano II. Queste richiedevano tra l’altro una transizione a nuove, discutibili tipologie architettoniche, ritenute funzionali alle esigenze di una controversa riforma liturgica. La Diocesi cattolica di rito latino, privata del suo esteso Umland istriano ‒ profondamente cattolico ‒ ora territorialmente circoscritta a una città laica come Trieste, pur tradizionalmente plurietnica, plurireligiosa e pluriculturale, è oggi chiamata a un nuovo, impegnativo confronto con ulteriori tradizioni spirituali. Nuove lingue vengono usate nei riti e nuove tipologie di edifici religiosi stanno cambiando il panorama urbano. Ciò in un territorio sempre più caratterizzato dalla sovrapposizione di molteplici giurisdizioni religiose, anche a fronte delle trasformazioni socio-culturali derivanti dalle inarrestabili ondate migratorie. SUMMARY: Trieste, a diocese in transition. With the Apostolic Constitution Prioribus saeculi (1977), Pope Paul VI redefined the borders of the Diocese of Trieste in order to harmonize them with the new post-war political borders between Italy and the former Yugoslavia, definitively established with the Treaty of Osimo (1975). This led to radical transformations, first of all the transfer of most of the parishes to the dioceses of Parenzo and Pola (Croatia) and Capodistria (Slovenia). Only two parishes were received from Capodistria. In the previous decades a massive exodus from Istria and Dalmatia had increased the urbanized area of Trieste, so new parishes were created in the suburbs and in the peri-urban villages, where the ethnic balance between the Italian majority and the Slovenian minority was changed. The new parishes required new places of worship, which were built in a historical phase characterized by a prudent reception of the liturgical demands following the Second Vatican Council. There was a transition to new, questionable architectural typologies, functional to the needs of a controversial liturgical reform. The Catholic diocese of Latin rite, deprived of its extensive Istrian Umland ‒ deeply Catholic ‒ now limited to a secular city like Trieste. Traditionally multi-ethnic, multi-religious and multi-cultural, Trieste is today called to a new, challenging confrontation with further spiritual traditions. New languages are used in rites and new types of religious buildings are changing the urban environment. In the face of the socio-cultural transformations resulting from unstoppable waves of migration, the territory is increasingly characterized by the overlapping of multiple religious jurisdictions.
2025
9788894690187
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