La costruzione del confine orientale italiano passa attraverso l’acquisizione allo Stato sabaudo di ampi territori asburgici a seguito della vittoria nella prima guerra mondiale. Tali spazi comprendevano una popolazione mista, costituita in parte da italiani, ma in maggioranza da sloveni e croati, e l’esito opposto del successivo conflitto ne ha attribuito la sezione predominante alla Jugoslavia, e quindi alle Repubbliche di Slovenia e di Croazia. Una porzione di questo territorio, composta da una quarantina di Comuni (il numero è di complessa individuazione in ragione delle modifiche intercorse nella com- posizione delle singole amministrazioni), è rimasta all’Italia e in tutto il periodo successivo, ventennio fascista a parte, l’andamento del voto ha seguito dinamiche che trovano origine nei primi due decenni del Ventesimo secolo. In questa fase giungono a compimento le trasformazioni economiche e sociali dell’area ed emergono le contrapposizioni fra italiani e sloveni, proprio negli spazi dove lo stretto contatto fra le diverse componenti nazionali aveva consentito e favorito la costruzione della società locale. Tutti questi elementi si riscontrano nel confronto fra i comportamenti elettorali nell’area durante il periodo a cavallo della Grande guerra e consentono di gettare un po’ di più luce sulle questioni che accompagneranno l’evoluzione del territorio durante il resto del Novecento.
Il consenso politico al confine orientale nel primo dopoguerra. Geografia elettorale nei comuni ex asburgici dell’odierno Friuli Venezia Giulia
Zilli, SergioPrimo
Conceptualization
2024-01-01
Abstract
La costruzione del confine orientale italiano passa attraverso l’acquisizione allo Stato sabaudo di ampi territori asburgici a seguito della vittoria nella prima guerra mondiale. Tali spazi comprendevano una popolazione mista, costituita in parte da italiani, ma in maggioranza da sloveni e croati, e l’esito opposto del successivo conflitto ne ha attribuito la sezione predominante alla Jugoslavia, e quindi alle Repubbliche di Slovenia e di Croazia. Una porzione di questo territorio, composta da una quarantina di Comuni (il numero è di complessa individuazione in ragione delle modifiche intercorse nella com- posizione delle singole amministrazioni), è rimasta all’Italia e in tutto il periodo successivo, ventennio fascista a parte, l’andamento del voto ha seguito dinamiche che trovano origine nei primi due decenni del Ventesimo secolo. In questa fase giungono a compimento le trasformazioni economiche e sociali dell’area ed emergono le contrapposizioni fra italiani e sloveni, proprio negli spazi dove lo stretto contatto fra le diverse componenti nazionali aveva consentito e favorito la costruzione della società locale. Tutti questi elementi si riscontrano nel confronto fra i comportamenti elettorali nell’area durante il periodo a cavallo della Grande guerra e consentono di gettare un po’ di più luce sulle questioni che accompagneranno l’evoluzione del territorio durante il resto del Novecento.Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


