L’articolo analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale come fattore di riorganizzazione della pubblica amministrazione, muovendo dalla tesi – sostenuta nel dibattito economico più recente – secondo cui il mercato si sta spostando dalla vendita di software alla fornitura diretta di risultati (c.d. “autopiloti”). In questo contesto, la pubblica amministrazione emerge come un ambito peculiare: non pienamente sostituibile sul piano giuridico, ma esposta all’ingresso di soluzioni AI nei segmenti istruttori, tecnici e strumentali dell’azione amministrativa. Il contributo distingue tra modelli di IA “copilota”, che assistono il funzionario senza sostituirlo, e modelli “autopilota”, che tendono a fornire output completi, incidendo sulla struttura del rapporto organico e sulla titolarità sostanziale della funzione. Ne deriva una trasformazione silenziosa dell’organizzazione amministrativa, caratterizzata dal rischio di dissociazione tra responsabilità formale e competenza effettiva. Sul piano sistematico, viene proposta una tripartizione delle attività amministrative: attività automatizzabili, attività assistibili ma non sostituibili, e attività non delegabili, nelle quali la discrezionalità e la componente volitiva restano prerogative umane. In tale quadro, l’intelligenza artificiale non elimina la discrezionalità, ma ne ridefinisce le modalità di esercizio, rafforzando le capacità predittive e di analisi senza incidere sul nucleo decisionale. Particolare attenzione è dedicata all’asimmetria emergente tra pubblica amministrazione e soggetti privati, sempre più dotati di strumenti avanzati di IA, con il rischio di un ribaltamento dello squilibrio informativo tradizionale e di una compromissione dell’effettività dei principi di imparzialità e buon andamento. L’analisi evidenzia inoltre una tensione strutturale tra concorsualità, buon andamento e imparzialità, resa evidente dalla rapida obsolescenza delle competenze rispetto all’evoluzione tecnologica. Il rischio principale non è occupazionale, ma organizzativo: la perdita di competenza sostanziale e il conseguente fenomeno di dipendenza da fornitori esterni. In conclusione, l’articolo individua tre direttrici di riforma: la mappatura dei processi amministrativi in base al rapporto tra “intelligenza” e “giudizio”; la costruzione di una governance dei sistemi di IA fondata su trasparenza, controllo e accountability; e l’investimento strutturale nella formazione continua del personale. L’alternativa è netta: governare l’intelligenza artificiale come leva di rafforzamento della funzione pubblica o subirla come fattore di progressiva espropriazione organizzativa.
L’intelligenza artificiale come fattore di riorganizzazione della pubblica amministrazione / Crismani, A.. - In: TEME. - ISSN 1723-9338. - ELETTRONICO. - 3-4(2026), pp. 22-28.
L’intelligenza artificiale come fattore di riorganizzazione della pubblica amministrazione
andrea crismani
2026-01-01
Abstract
L’articolo analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale come fattore di riorganizzazione della pubblica amministrazione, muovendo dalla tesi – sostenuta nel dibattito economico più recente – secondo cui il mercato si sta spostando dalla vendita di software alla fornitura diretta di risultati (c.d. “autopiloti”). In questo contesto, la pubblica amministrazione emerge come un ambito peculiare: non pienamente sostituibile sul piano giuridico, ma esposta all’ingresso di soluzioni AI nei segmenti istruttori, tecnici e strumentali dell’azione amministrativa. Il contributo distingue tra modelli di IA “copilota”, che assistono il funzionario senza sostituirlo, e modelli “autopilota”, che tendono a fornire output completi, incidendo sulla struttura del rapporto organico e sulla titolarità sostanziale della funzione. Ne deriva una trasformazione silenziosa dell’organizzazione amministrativa, caratterizzata dal rischio di dissociazione tra responsabilità formale e competenza effettiva. Sul piano sistematico, viene proposta una tripartizione delle attività amministrative: attività automatizzabili, attività assistibili ma non sostituibili, e attività non delegabili, nelle quali la discrezionalità e la componente volitiva restano prerogative umane. In tale quadro, l’intelligenza artificiale non elimina la discrezionalità, ma ne ridefinisce le modalità di esercizio, rafforzando le capacità predittive e di analisi senza incidere sul nucleo decisionale. Particolare attenzione è dedicata all’asimmetria emergente tra pubblica amministrazione e soggetti privati, sempre più dotati di strumenti avanzati di IA, con il rischio di un ribaltamento dello squilibrio informativo tradizionale e di una compromissione dell’effettività dei principi di imparzialità e buon andamento. L’analisi evidenzia inoltre una tensione strutturale tra concorsualità, buon andamento e imparzialità, resa evidente dalla rapida obsolescenza delle competenze rispetto all’evoluzione tecnologica. Il rischio principale non è occupazionale, ma organizzativo: la perdita di competenza sostanziale e il conseguente fenomeno di dipendenza da fornitori esterni. In conclusione, l’articolo individua tre direttrici di riforma: la mappatura dei processi amministrativi in base al rapporto tra “intelligenza” e “giudizio”; la costruzione di una governance dei sistemi di IA fondata su trasparenza, controllo e accountability; e l’investimento strutturale nella formazione continua del personale. L’alternativa è netta: governare l’intelligenza artificiale come leva di rafforzamento della funzione pubblica o subirla come fattore di progressiva espropriazione organizzativa.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Crismani 7.pdf
Accesso chiuso
Descrizione: Articolo disponibile in streaming sul sito della rivista con piattaforma ISSUU
Tipologia:
Documento in Versione Editoriale
Licenza:
Digital Rights Management non definito
Dimensione
113.3 kB
Formato
Adobe PDF
|
113.3 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
Pubblicazioni consigliate
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


