L’articolo analizza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei luoghi della cultura – musei, archivi e biblioteche – mettendo in luce non solo le applicazioni tecnologiche ma, soprattutto, le implicazioni culturali, etiche e professionali. L’IA viene descritta come un insieme di strumenti ormai concreti, spesso “invisibili”, utilizzati per trascrive-re, indicizzare e collegare grandi quantità di dati culturali, migliorare l’accesso alle collezioni e sperimentare nuove forme di mediazione con il pubblico. Attraverso un’intervista comparativa a tre professioniste di settore emergono alcuni temi centrali: la trasformazione della conoscenza da contenuto stabile a risposta probabilistica e dialogica; il rafforzamento della missione pubblica tramite l’accesso e l’inclusione; i rischi di semplificazione, bias e standardizzazione; la necessità di una governance trasparente e di una supervisione umana costante. L’IA non sostituisce la mediazione culturale ma ne ridefinisce le pratiche, richiedendo nuove competenze e responsabilità. Il contributo conclude che l’IA può ampliare la comprensione del patrimonio solo se rimane uno strumento assistivo, tracciabile e criticamente governato, evitando la delega dell’autorità culturale alla macchina.
Intelligenza Artificiale e patrimonio culturale: pratiche, sfide e prospettive in tre interviste a confronto / Zago, M.. - ELETTRONICO. - (2025), pp. 139-162. (Le intelligenze artificiali nei luoghi della cultura: musei, archivi e biblioteche Gorizia 6-7 ottobre 2025).
Intelligenza Artificiale e patrimonio culturale: pratiche, sfide e prospettive in tre interviste a confronto
Moreno Zago
2025-01-01
Abstract
L’articolo analizza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA) nei luoghi della cultura – musei, archivi e biblioteche – mettendo in luce non solo le applicazioni tecnologiche ma, soprattutto, le implicazioni culturali, etiche e professionali. L’IA viene descritta come un insieme di strumenti ormai concreti, spesso “invisibili”, utilizzati per trascrive-re, indicizzare e collegare grandi quantità di dati culturali, migliorare l’accesso alle collezioni e sperimentare nuove forme di mediazione con il pubblico. Attraverso un’intervista comparativa a tre professioniste di settore emergono alcuni temi centrali: la trasformazione della conoscenza da contenuto stabile a risposta probabilistica e dialogica; il rafforzamento della missione pubblica tramite l’accesso e l’inclusione; i rischi di semplificazione, bias e standardizzazione; la necessità di una governance trasparente e di una supervisione umana costante. L’IA non sostituisce la mediazione culturale ma ne ridefinisce le pratiche, richiedendo nuove competenze e responsabilità. Il contributo conclude che l’IA può ampliare la comprensione del patrimonio solo se rimane uno strumento assistivo, tracciabile e criticamente governato, evitando la delega dell’autorità culturale alla macchina.| File | Dimensione | Formato | |
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