La violenza del partner è un’esperienza comune per moltissime donne ed è associata a gravi conseguenze, talvolta fatali. Queste violenze non terminano con la separazione: soprattutto se ci sono figli minori, i dati di ricerca mostrano che la violenza continua e può aggravarsi dopo la separazione. L’affido dei figli in situazioni di violenza post-separazione rappresenta una situazione complessa e pericolosa, in cui si contrappongono logiche diverse: la protezione dalla violenza della donna e dei minori da una parte e i diritti genitoriali degli ex-coniugi dall’altra. Su questa scena, intervengono attori diversi che devono prendere decisioni delicatissime riguardo l’affido dei figli. Il presente lavoro si è posto l’obiettivo di esplorare e analizzare qualitativamente le situazioni relative all’affido dei figli in contesti di violenza del partner/padre. Per raggiungere questo scopo, la ricerca si è articolata lungo due direttive: la prima focalizzata sul ricostruire, attraverso le interviste a 13 donne, separate, con figli e vittime di violenza del partner e alla documentazione giudiziale da loro fornitami, la storia di violenza e le esperienze legate all’affido dei figli; la seconda incentrata sull’analisi, attraverso colloqui con 5 avvocate/i, 15 assistenti sociali e 15 consulenti tecnici, del loro modus operandi in queste circostanze. I risultati mostrano che la separazione rappresenta un processo difficile in cui l’uomo violento mette in atto aggressioni, minacce, ricatti, e una sistematica guerra legale con lo scopo di avere il controllo sui figli. Minacce, anche di morte, rivolte alla donna e ai figli, azioni volte a denigrare le ex partner, a rovinarle economicamente e a impedire loro di vivere una vita “normale” sono gli elementi chiave di questo progetto complesso che gli ex-partner violenti mettono in atto contro le donne che da loro si sono volute separare. In un contesto in cui la “legge del padre” è dominante, i figli rappresentano una proprietà del padre, che, con la separazione, perde potere. Così, sembra emergere una necessità paterna di “ristabilire l’ordine”, attaccando, anche attraverso la corruzione dei figli, che i padri violenti cercano di accaparrarsi con tutti i mezzi a disposizione, la relazione madre-figlio/a. Si va così costruendo “la strada verso la follia”, piastrellata dalle tattiche che gli ex partner violenti, con la complicità, più o meno consapevole, dei Servizi sociali e dei Tribunali, mettono in atto per fare impazzire le madri e metterle così “fuori gioco”. Questa guerra alle donne e ai bambini non sarebbe possibile senza la collusione da parte della maggior parte dei servizi sociali e giudiziari, collusione che emerge dai racconti delle donne e che viene confermata sia dall’analisi della documentazione scritta sia dalle stesse testimonianze dei professionisti. Le strategie messe in atto sono numerose e chiaramente riconoscibili; la violenza vissuta dalle donne viene ridotta a conflitto, le denunce sporte con fatica vengono considerate false o poco credibili, le esperienze di violenza vengono negate, i tentativi di protezione dei figli considerati atti vendicatori, egoistici, manipolatori, fino ad arrivare all’apoteosi, la SAP. Tutto ciò finisce per far dubitare le donne della realtà che stanno vivendo, creano confusione e contribuiscono a far impazzire le vittime. Tra le 13 donne intervistate nella nostra ricerca, l’esito del processo di separazione e affido dei figli è stato drammatico; in 11 casi, il giudice ha decretato l’affido condiviso e in un caso il padre violento ha ottenuto l’affido esclusivo. In conclusione, non sorprende che alcune madri siano effettivamente rese “pazze”, ossia sviluppino sintomi psichiatrici quali depressione, sintomatologia da disturbo post traumatico da stress, disturbi del sonno e ansia

Affido dei figli e delle figlie in contesti di violenza del partner: esperienze delle donne e logiche dei Servizi

FERESIN, MARIACHIARA
2019-09-26

Abstract

La violenza del partner è un’esperienza comune per moltissime donne ed è associata a gravi conseguenze, talvolta fatali. Queste violenze non terminano con la separazione: soprattutto se ci sono figli minori, i dati di ricerca mostrano che la violenza continua e può aggravarsi dopo la separazione. L’affido dei figli in situazioni di violenza post-separazione rappresenta una situazione complessa e pericolosa, in cui si contrappongono logiche diverse: la protezione dalla violenza della donna e dei minori da una parte e i diritti genitoriali degli ex-coniugi dall’altra. Su questa scena, intervengono attori diversi che devono prendere decisioni delicatissime riguardo l’affido dei figli. Il presente lavoro si è posto l’obiettivo di esplorare e analizzare qualitativamente le situazioni relative all’affido dei figli in contesti di violenza del partner/padre. Per raggiungere questo scopo, la ricerca si è articolata lungo due direttive: la prima focalizzata sul ricostruire, attraverso le interviste a 13 donne, separate, con figli e vittime di violenza del partner e alla documentazione giudiziale da loro fornitami, la storia di violenza e le esperienze legate all’affido dei figli; la seconda incentrata sull’analisi, attraverso colloqui con 5 avvocate/i, 15 assistenti sociali e 15 consulenti tecnici, del loro modus operandi in queste circostanze. I risultati mostrano che la separazione rappresenta un processo difficile in cui l’uomo violento mette in atto aggressioni, minacce, ricatti, e una sistematica guerra legale con lo scopo di avere il controllo sui figli. Minacce, anche di morte, rivolte alla donna e ai figli, azioni volte a denigrare le ex partner, a rovinarle economicamente e a impedire loro di vivere una vita “normale” sono gli elementi chiave di questo progetto complesso che gli ex-partner violenti mettono in atto contro le donne che da loro si sono volute separare. In un contesto in cui la “legge del padre” è dominante, i figli rappresentano una proprietà del padre, che, con la separazione, perde potere. Così, sembra emergere una necessità paterna di “ristabilire l’ordine”, attaccando, anche attraverso la corruzione dei figli, che i padri violenti cercano di accaparrarsi con tutti i mezzi a disposizione, la relazione madre-figlio/a. Si va così costruendo “la strada verso la follia”, piastrellata dalle tattiche che gli ex partner violenti, con la complicità, più o meno consapevole, dei Servizi sociali e dei Tribunali, mettono in atto per fare impazzire le madri e metterle così “fuori gioco”. Questa guerra alle donne e ai bambini non sarebbe possibile senza la collusione da parte della maggior parte dei servizi sociali e giudiziari, collusione che emerge dai racconti delle donne e che viene confermata sia dall’analisi della documentazione scritta sia dalle stesse testimonianze dei professionisti. Le strategie messe in atto sono numerose e chiaramente riconoscibili; la violenza vissuta dalle donne viene ridotta a conflitto, le denunce sporte con fatica vengono considerate false o poco credibili, le esperienze di violenza vengono negate, i tentativi di protezione dei figli considerati atti vendicatori, egoistici, manipolatori, fino ad arrivare all’apoteosi, la SAP. Tutto ciò finisce per far dubitare le donne della realtà che stanno vivendo, creano confusione e contribuiscono a far impazzire le vittime. Tra le 13 donne intervistate nella nostra ricerca, l’esito del processo di separazione e affido dei figli è stato drammatico; in 11 casi, il giudice ha decretato l’affido condiviso e in un caso il padre violento ha ottenuto l’affido esclusivo. In conclusione, non sorprende che alcune madri siano effettivamente rese “pazze”, ossia sviluppino sintomi psichiatrici quali depressione, sintomatologia da disturbo post traumatico da stress, disturbi del sonno e ansia
ROMITO, PATRIZIA
31
2017/2018
Settore M-PSI/05 - Psicologia Sociale
Università degli Studi di Trieste
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11368/2951607
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