Nell’ultimo decennio la pubblicazione di plurimi trial clinici randomizzati, dedicati allo studio di nuove molecole terapeutiche nell’ambito dello scompenso cardiaco (SC), ha rivoluzionato il trattamento di questa patologia, mettendo a disposizione del cardiologo un ricco armamentario terapeutico. Sacubitril/ valsartan, empagliflozin e dapagliflozin hanno dimostrato di ridurre significativamente il rischio di mortalità/ospedalizzazioni nei pazienti con SC e frazione di eiezione (FE) ≤40%; vericiguat e omecamtiv mecarbil si sono rivelati armi utili nel paziente con recente peggioramento dello SC nonostante terapia medica ottimizzata riducendo ulteriormente il rischio di ospedalizzazioni per SC; empagliflozin ha comprovato la sua efficacia nel ridurre il rischio di ospedalizzazioni per SC anche nei pazienti con FE >40%. Si è così allargato lo spettro di farmaci utili per lo SC in aggiunta a betabloccanti (BB), inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACEi), antagonisti recettoriali dell’angiotensina (ARB) e antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA), storico caposaldo della terapia medica dello SC con FE ridotta. Innovativi dispositivi impiantabili e nuove evidenze nell’ambito della cardiologia interventistica hanno ripuntualizzato la terapia non farmacologica dello SC. La sfida attuale risiede nel dare ordine e corretta priorità alle varie risorse disponibili. In tal senso la Società Europea di Cardiologia (ESC) e l’American Heart Association (AHA) hanno provveduto a stilare nuove linee guida per il trattamento dello SC al fine di fornire indicazioni pratiche per la gestione di tale patologia alla luce delle nuove evidenze disponibili. Se complessivamente i “take home messages” sono sovrapponibili tra le due linee guida, su alcuni punti non trascurabili le due Società prendono posizione diversa. Questo articolo è volto a sollevare affinità e discordanze tra le due linee guida.

Linee guida sullo scompenso cardiaco a confronto: AHA 2022 versus ESC 2021

Sinagra, Gianfranco
;
Pagura, Linda;Stolfo, Davide
2022-01-01

Abstract

Nell’ultimo decennio la pubblicazione di plurimi trial clinici randomizzati, dedicati allo studio di nuove molecole terapeutiche nell’ambito dello scompenso cardiaco (SC), ha rivoluzionato il trattamento di questa patologia, mettendo a disposizione del cardiologo un ricco armamentario terapeutico. Sacubitril/ valsartan, empagliflozin e dapagliflozin hanno dimostrato di ridurre significativamente il rischio di mortalità/ospedalizzazioni nei pazienti con SC e frazione di eiezione (FE) ≤40%; vericiguat e omecamtiv mecarbil si sono rivelati armi utili nel paziente con recente peggioramento dello SC nonostante terapia medica ottimizzata riducendo ulteriormente il rischio di ospedalizzazioni per SC; empagliflozin ha comprovato la sua efficacia nel ridurre il rischio di ospedalizzazioni per SC anche nei pazienti con FE >40%. Si è così allargato lo spettro di farmaci utili per lo SC in aggiunta a betabloccanti (BB), inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACEi), antagonisti recettoriali dell’angiotensina (ARB) e antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA), storico caposaldo della terapia medica dello SC con FE ridotta. Innovativi dispositivi impiantabili e nuove evidenze nell’ambito della cardiologia interventistica hanno ripuntualizzato la terapia non farmacologica dello SC. La sfida attuale risiede nel dare ordine e corretta priorità alle varie risorse disponibili. In tal senso la Società Europea di Cardiologia (ESC) e l’American Heart Association (AHA) hanno provveduto a stilare nuove linee guida per il trattamento dello SC al fine di fornire indicazioni pratiche per la gestione di tale patologia alla luce delle nuove evidenze disponibili. Se complessivamente i “take home messages” sono sovrapponibili tra le due linee guida, su alcuni punti non trascurabili le due Società prendono posizione diversa. Questo articolo è volto a sollevare affinità e discordanze tra le due linee guida.
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